LIBRO E MOSTRA Gli occhi
della guerra
Gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage in prima linea. Per questo gli occhi della guerra diventano il titolo di un libro fotografico. Un libro per raccontare, con immagini e sguardi fugaci, 25 anni di servizi dai fronti più caldi del mondo.
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REPORTAGE
La lunga strada dopo l'11/9
Bala Baluk (Base Tobruk). “Capitano: un razzo, un razzo…” urla il caporal maggiore capo Carlo Aringhieri in mezzo al caos della battaglia. Reportage dall'Afghanistan sui paracadutisti italiani in prima linea nella provincia di Farah.
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Afghanistan: crisi della comunicazione?
14 febbraio 2008
Mi permetto qualche spunto per la discussione che avete aperto. In Afghanistan combattiamo, ma non si può dire. In Afghanistan sembra solo che portiamo caramelle ai bambini, ma non è così. A qualcuno importa veramente dell'Afghanistan o qualsiasi avvenimento laggiù viene utilizzato per meri fini politici a casa nostra? E' giusto ritirarsi se il gioco si fa duro, ovvero se si comincia a sparare?

16 luglio 2009 20:52:15 - Fausto Biloslavo scrive:
Per portare le caramelle bisogna garantire un minimo di sicurezza e per farlo in Afghanistan non c'è altra scelta che combattere.


16 luglio 2009 09:34:52 - Luigi BORRIELLO scrive:
Credo che, come operatore delle Forze Armate, la situazione in Afghanistan sveli sempre piu' ogni giorno la difficolta' di dover adeguare lo strumento logitico-operativo alla situazione in atto. L'impegno e' cambiato alla luce delle nuove strategie e dei nuovi sviluppi politico-sociali dell'area. Ci siamo sempre distinti in qualsiasi teatro per il prioritario impegno umanitario, ma alla luce dei nuovi sviluppi (vedi anche la perdita del collega DI LISIO), si debba far fronte alla situazione con coscienza e coraggio in considerazione delle decisioni politiche assunte dal nostro Paese. Con Onore e Lealta' andremo avanti per la nostra strada, continuando a portare caramelle, continuando a fare il nostro lavoro di soldati!


03 luglio 2008 20:14:38 - Fausto Biloslavo scrive:
Forse il vento sta cambiando, almeno sul fronte della comunicazione. Il ministro della Difesa Iganzio La Russa ha cominciato a parlar chiaro sul nostro impegno in Afghanistan. Non è una passeggiata e non portiamo solo caramelle ai bambini.


03 luglio 2008 12:06:17 - luca cremaschi scrive:
credo che un maggiore impegno ufficiale in Afghanistan sia dovuto agli "alleati", se vogliamo ci trattino alla pari. Viceversa non vedo come pretendere ruoli di comando o di criticare le azioni di chi rischia. Pochi rischi ergo pochi riconoscimenti. Chiaramente non mi illudo circa un'intesa governo-opposizione sull'argomento, a meno che non si parli di ritiro.


03 giugno 2008 11:48:49 - Fausto Biloslavo scrive:
Ho apprezzato il commento sul sito di Moroni e lo ripropongo sul blog in aggiunta a quello che ha già scritto. "Questione Afghanistan In un mondo sempre più globalizzato questioni che avvengono dall\'altra parte del pianeta hanno ripercussioni su tutti. Ora la nostra presenza è utile affinchè questo popolo vada verso una normalizzazione? Credo che questa sia la domanda focale. Se la risposta è si, allora bisogna costruire pozzi dove c\'è da costruire, portare viveri dove c\'è fame , sparare dove c\'è bisogno di sparare. Se la risposta è no, allora bisogna fare le valigie".


01 giugno 2008 19:11:10 - Walter Moroni scrive:
Ho letto con molto interesse la tesi di Bioslavo sull' Afghanistan. Ho capito una cosa il problema parte molto da lontano.L'Afghanistan che esiste oggi è il risultato di interessi contrapposti di tutto il globo. Tutti, o quasi, paesi cosiddetti civilizzati abbiamo contribuito a creare questa cosa. Poi noi in genere nel valutare un fatto partiamo dalla nostra civiltà occidentale, più o meno coscientemente, lì semplicemente non esiste. La concezione è quella tribale e religiosa (islam), che non sa neanche dove sta di casa la democrazia. Voglio dire che il problema prima ancora che militare è di mentalità.


17 marzo 2008 19:50:25 - massimo narsilio scrive:
Io credo, che dobbiamo deciderci, una volta per tutte: ho l'art. 11 della costituzione, è sempre valido; per cui ce ne stiamo, sempre buoni buonini in casa nostra; lasciando perdere ogni velleità di "grandeur" (con le mille lire in tasca): oppure si decide di abolire una volta per sempre, questo anacronistico articolo della costituzione. Auspico che questo Paese, diventi finalmente adulto, per ciò che riguarda la politica militare/estera.


25 febbraio 2008 11:39:54 - Chiara Savarino scrive:
Quello a cui mi riferivo, Ivano, è proprio la poca chiarezza che sembra contraddistinguerci in queste situazioni, la cattiva informazione che riceviamo anche in ambito di operazioni belliche,perciò un soldato che muore durante un "operazione di pace" lascia ancora più sconvolti,semplicemente perchè non si conosce la vera natura dell'operazione che stava svolgendo. Ci coglie impreparati. Ovviamente non è un'esclusiva italiana, ma nel nostro paese mi sconvolge ancora di più.


25 febbraio 2008 01:28:59 - francesco barontini scrive:
"arriva la guerra nel paese, quindi ci sono bugie a iosa" è un vecchio proverbio tedesco...quello a cui si riferiva Chiara non aveva a che fare nè con la censura, nè con la propaganda (elementi sempre comuni, nelle loro varie enunciazioni, sia ai "buoni" che ai "cattivi", sotto questo punto di vista non c'era differenza tra Churchill e Stalin, Roosevelt o Mussolini), ma con l'atteggiamento tutto italiano di approccio alle operazioni belliche di questi ultimi anni...Fabio attenzione a parlare di mercenari quando ti rivolgi ai nostri soldati, sono professionisti sottopagati mandati lì dal nostro governo e sarebbe solo giusto che, come cittadini, cercassimo di comprendere, senza paraocchi ideologici, quello che sono stati mandati a fare...nemmeno la guerra del Kosovo poi era "pulita"...la guerra è una porcheria sempre, ma è una risorsa, uno strumento della politica internazionale...un ambito che non è frequentato nè da cherubini, nè da anime belle...


24 febbraio 2008 04:00:24 - Ivano C scrive:
Nei luoghi di guerra c'è solo guerra e morte, non capisco lo stupore di Chiara riguardo la tragica notizia del soldato ital morto in Afghanistan, purtroppo non è il primo, ne sono già morti tanti, troppi. Oltretutto, cara Chiara, non credo che oscurare alcune verità sia un "atteggiamento tutto italiano", x questo abbiamo dei buoni maestri: gli USA


18 febbraio 2008 22:56:25 - fabio L scrive:
No non imprta a nessuno perchè non è una guerra pulita come quella del kosovo, le bombe lì sono sporche, i morti non contano, sono mercenari, da lì bisogna tornare...che schifo! www.fabopolis.com


18 febbraio 2008 14:32:49 - Chiara Savarino scrive:
"Italian way of war",così Gianandrea Galiani ha descritto l'atteggiamento italiano nei confronti di operazioni di guerra che,per reticenze politiche (legate esclusivamente alla ricerca del consenso popolare), non possono essere chiamate guerre. L'Afghanistan come l'Iraq ne è un esempio. Vi è un'ambiguità di fondo nell'approccio italiano che contraddistingue il nostro il paese e inevitabilmente ci evidenzia come "forza internazionale poco affidabile". Per non urtare vari interessi interni si tenta di far apparire a tutti i costi operazioni di Enduring freedom,dunque militari, come missioni di pace o interventi umanitari. Si assiste nuovamente ad una censura mediatica verso questo tema. Le immagini che noi riceviamo su cosa i nostri soldati vanno a fare riguardano esclusivamente momenti di incontro con la popolazione del luogo,evidenziando il ruolo di "soldato di pace", nessuna chiarezza sulle vere operazioni,sulle missioni svolte sul campo. Non si comunica perché o casa facciamo lì.In questo clima di confusione alla tragica notizia di un nostro soldato caduto resta, oltre al dolore, uno stupore generale per questa perdita,risulta ancora più difficile accettare un evento del genere proprio perché non si sa con certezza ciò che i nostri soldati vanno fare. Mi auguro che questo atteggiamento tutto italiano possa finalmente avere fine a vantaggio di una chiara informazione .Che qualcuno finalmente si prenda la responsabilità di decidere cosa fare (appoggiare attivamente o meno certi tipi di operazioni) senza nascondersi dietro false terminologie che tentano di oscurare la verità che tutti hanno il diritto di conoscere.


14 febbraio 2008 19:59:49 - Livia Di Lonardo scrive:
"Questa dannata guerra finirà quando saremo troppo vecchi per goderci la pace". Introduco il mio breve discorso con questa frase che penso ognuno può interpretare liberamente e a suo modo...Sembra che il mondo sia ormai "pietrificato dalla guerra", non si fa altro che parlare e discutere di guerra perchè tali sono le vicende che ci inducono a farlo purtroppo...E cosa ancora peggiore è il modo in cui vengono comunicate tali vicende. Ormai si tende addirittura a "spettacolarizzare" determinati fatti o eventi, o anche a nascondere la realtà dei fatti e a far trasparire, per contro, ciò che si vuol far apparire come vero!...La comunicazione è diventata ormai una potente "arma a doppio taglio" che il più delle volte "spara" (lasciatemi passare questo termine visto che ormai si sente spesso parlare di guerra e di armi!) nella mente dello spettatore (spesso e volentieri passivo)informazioni che involontariamente e inconsapevolmente diventano (almeno inconsciamente) reali... E con ciò entrano in gioco gli interessi personali e, di conseguenza, il raggiungimento dei fini politici. Penso che la guerra sia diventata quindi molto più di una semplice sparatoria in cui tutti ammazzano tutti; ecco perchè tendono a prevalere i fini politici e ad essere sottovalutati quelli umanitari che, invece, dovrebbero essere presi in più seria considerazione. Di conseguenza, mi riallaccio all'affermazione del Dott. Biloslavo: "In Afghanistan sembra solo che portiamo caramelle ai bambini". E chiudo dicendo che sono d'accordo con lui quando afferma che: NON E' COSI'! Alla prossima. Livia


14 febbraio 2008 18:58:29 - Francesco Barontini scrive:
Non mi sorprende, l'ha scritto di recente Gianandrea Gaiani in un libro che abbiamo appena presentato durante l'ultima mia lezione a Perugia, Fausto e pochi altri lo vanno dicendo da anni...IN ITALIA LA PAROLA GUERRA NON SI PUO' PRONUNCIARE...e tantomento le parole INTERESSE NAZIONALE...ne fanno le spese i militari ed i cittadini che non sanno fino in fondo come vengono spesi i soldi delle loro tasse...ancora ricordo come venivano definite durante la Guerra del Kosovo le missioni dei nostri caccia-bombardieri: DIFESA INTEGRATA! Una forza armata, l'Aeronautica Militare, ha combattuto e vinto, assieme agli alleati NATO, una guerra alle porte di casa e nessuno, o quasi, lo sa...


14 febbraio 2008 17:34:14 - Fausto Biloslavo scrive:
Negli ultimi due articoli su Il Giornale (14 febbraio) che trovate in pdf sul sito (menù articoli-interviste-reportage) ho descritto cosa è accaduto durante lo scontro a fuoco in cui ha perso la vita un militare italiano in Afghanistan. Inoltre ho raccontato, grazie ad una testimonianza diretta la situazione reale in quella parricolare zona dell'Afghanistan (L'avamposto Fort Alamo). Neanche una riga è saltata fuori dia canali ufficiali della comunicazione dimostrando tutti i loro limiti. L'importante è minimizzare e comunque continuare a fare apparire che portiamo solo le caramelle ai bambini. Sto partendo per il Kosovo, ma sarebbe interessante se questo dibattito sull'Afghanistan continuasse con immutata partecipazione e fervore.


14 febbraio 2008 15:16:37 - Pier Giorgio Cozzi scrive:
premesso che laggiù non siamo soli ma in compagnia di altri contingenti Nato, credo proprio che il difetto sia di strategia politica (interna ed estera) e della comunicazione: obbediamo obtorto collo ai trattati sottoscritti, però inviamo 'soldati di pace' (ossimoro di cui fanno le spese caduti e feriti) con limiti operativi che danneggiano il loro compito, e l'immagine dell'Italia. Ambigui come al solito. Un comportamento politico, poi, che mi sembra sfati il noto adagio "la guerra è cosa troppo seria per lasciarla in mano ai generali".


14 febbraio 2008 11:58:35 - Enrico Scarponi scrive:
A me importa dell'Afghanistan, è una terra in cui vi sono culture e tradizioni che affondano nella notte dei tempi, è stato la culla di antichissime civiltà. Per come la penso io, vorrei che questa guerra non fosse mai cominciata e che adesso tutti se ne andassero. Perchè? Perchè non credo serva a nulla, se doveva servire a fermare il terrorismo ha fallito, se doveva servire a modernizzare e democratizzare il paese ha fallito, la maggior parte del territorio afghano è controllato ancora da talebani o da altre fazioni nemiche dei talebani ma non per questo meno spietati e integralisti. Tutti ormai sanno che i motivi della guerra ovviamente non erano quelli di portare pace e democrazia ma solamente un controllo geostrategico degli USA sulle risorse e sul teritorio in vista di una futura guerra fredda con la Cina. Ragazzi, secondo me non si possono capire le cose che succedono oggi al mondo se non si prende in considerazione l'ascesa economica della Cina e le sue conseguenze. Mi annoio un pò questi giorni, mi piace scrivere e rischio di dilungarmi troppo, quindi vado subito al punto: vorrei da parte delle istituzioni CHIAREZZA su cosa fanno i soldati italiani in Afghanistan. Fanno la guerra? Sono im missione umanitaria? Se vengono inviati soldati per una missione umanitaria ed equipaggati come tale, e poi si ritrovano a fare una guerra vera e propria credo sia una cosa infame. Si inganna la gente e si mandano soldati a morire. Se sono lì per fare la guerra la facciano con tutto quello che serve altrimenti che se ne ritornino tutti. Si abbia il coraggio di dire che siamo in guerra e a quel punto l'opinione pubblica deve domandarsi se vale la pena tutto questo sangue per salvaguardare gli interessi e assecondare le strategie da risiko della casa bianca.


14 febbraio 2008 10:55:27 - Maria Alessandra Giannelli scrive:
Secondo il mio modesto parere, che certamente non può essere competente, tutte le cosìdette missioni di pace a cui prende parte l'Italia vengono utilizzate solo per fini politici. Della situazione di quella gente non importa niente a nessuno! ed ancor di più vengono strumentalizzate le morti dei nostri soldati. tutte quelle cerimonie, tutte quelle parole false, i funerali trasmessi in diretta sono una vergogna!alla base del nostro operato non ci sono fini umanitari. come si spiegherebbe altrimenti che in tante altre situazoni siamo bravissimi a girare la faccia dall'altro lato?!poi non si sente mai alcun politico parlare chiaramente di cosa succede in Afghanistan, spiegare la situazione nel suo complesso e dire quali sono le prospettive future. E' giusto ritirarci quando il gioco si fa duro? no! E' giusto dire la verità e se la nostra presenza può davvero portare dei benefici è giusto andare avanti!


13 febbraio 2008 16:51:36 - Maria Alessandra Giannelli scrive:
Riguardo a quanto accaduto in Afghanistan ed al modo in cui è stato comunicato da Ansa e sito dell'Esercito Italiano credo che la risposta al perchè i due messaggi siano diversi (nell'impostazione e non nelle informazioni date)stia nel fatto che le due fonti hanno fini comunicativi diversi: per l'ansa è certamente rilevante porre l'accento sul decesso(è quella la notizia!), per l'esercito invece è importante prima sottolineare cosa i soldati stanno facendo lì. Riguardo il cordoglio il comunicato del Ministro Parisi è sul sito del Ministero della Difesa, così come il telegramma inviato alla famiglia.


13 febbraio 2008 14:39:00 - Chiara Costa scrive:
Ore 11:30 in Italia. In Afghanistan succede qualcosa. Ecco come viene raccontato dall'Ansa e dal sito dell'esercito italiano: http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_12621831.html http://www.esercito.difesa.it/root/news/news.asp Date le lezioni di Comunicazione di crisi e delle nostre esercitazioni,sorge spontanea una domanda: come mai il sito dell'esercito non mostra il minimo cordoglio? E come mai la stessa notizia viene riportata in due modi completamente diversi? L'Ansa mette subito in luce la morte del nostro militare. L'esercito lo dice solo alla fine del comunicato...


12 febbraio 2008 21:10:36 - Livia Di Lonardo scrive:
Caspiterina ragazzi!!...Soprattutto in questo periodo di grande confusione, mi domando spesso: "Avverrà prima o poi qualcosa di positivo in Italia?"...Come si dice: "la speranza è l'ultima a morire", ma a me sembra che la speranza è ormai già bella che morta e sepolta!! :( Non datemi per dell'esasperata, ma...vi rendete conto del caos che ci circonda??...Aiutoooo!!! A presto. Livia




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