LIBRO E MOSTRA Gli occhi
della guerra
Gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage in prima linea. Per questo gli occhi della guerra diventano il titolo di un libro fotografico. Un libro per raccontare, con immagini e sguardi fugaci, 25 anni di servizi dai fronti più caldi del mondo.
[continua]


REPORTAGE
La lunga strada dopo l'11/9
Bala Baluk (Base Tobruk). “Capitano: un razzo, un razzo…” urla il caporal maggiore capo Carlo Aringhieri in mezzo al caos della battaglia. Reportage dall'Afghanistan sui paracadutisti italiani in prima linea nella provincia di Farah.
[continua]

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A 60 dall'esodo e dalle foibe
26 febbraio 2008
A 60 dall'esodo e dalle foibe quale memoria vogliamo tramandare? E' questo il fondamentale quesito che mi ha suggerito Carmen Palazzolo, la preziosa e paziente curatrice di un volume sull'esodo dell'Associazione delle comunità istriane. Rientrando da Belgrado, dopo un reportage in Kosovo apro il dibattito con un suo lungo intervento.

Fausto Biloslavo



16 giugno 2010 17:18:00 - comment utiliser viagra comment utiliser viagra scrive:
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08 giugno 2010 12:28:58 - Wrictarce Wrictarce scrive:
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27 maggio 2010 07:35:30 - Viagra non prescription Viagra non prescription scrive:
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23 febbraio 2010 13:28:04 - Fausto Biloslavo scrive:
Caro Longino guardiamo il bicchiere mezzo pieno. Ai tempi del Nautico, quando eravamo assieme sui banchi di scuola, i libri di storia snobbavano le foibe e parlarne era un mezzo tabuù. Comunque concordo sulla "politica dello struzzo". Un abbraccio Fausto


21 febbraio 2010 22:47:47 - Longino Giorda scrive:
La storia, come ben si sa e' scritta da chi vince. Quel che non sopporto pero' dai nostri cosidetti 'politici' ( parola che suona come una oscenita') e' il gioco del 'fare lo struzzo' riguardo a questi avvenimenti, mentre quando si parla delle stragi compiute da si sa ben chi dopo il 25 aprile 1945, allora c'e' una levata di scudi, etc, etc. Non c'e' piu' gente con il coraggio di quel che deve dire ??? Longino


23 luglio 2009 18:20:37 - Giorgio Rustia scrive:
Gentile signor Fausto, come forse Lei saprà, nelle polemiche successive al primo "fatto di Corgnale - Lokev" e precisamente il 2 marzo 2009, il segretario dell'Unione Slovena di Triese, Peter Mocnick, ed il consigliere comuale sloveno di Rifondazione, Iztok Furlanic, hano affermato che "Napolitano, ogni anno nel Giorno del Ricordo, premia figli e nipoti di criminali di guerra". Che la frase sia gravemente offensiva per chi ha ricevuto l'onoreficienza, è cosa certa ed ha causato lo sdegno di alcuni parenti che hanno presentato regolare querela alla Procua della Repubblica. Si dimostra così che non tutti i parenti delle vittime sono scomparsi e soprattutto che non intendono lasciare passare le ingiurie verso i loro Cari. Se questa notizia fosse di Suo interesse, sono in grado di fornirLe copia degli atti, che provengono dalla lontana Sicilia. Scusandomi per il disturbo se l'argomento non fosse intressante, Le invio i miei migliori saluti. Giorgio Rustia, lungomare Venezia 15 - 34015 Muggia (TS) tel. 040 271667


19 gennaio 2009 20:34:21 - Fausto Biloslavo scrive:
Cara Franca purtroppo non penso che sarà mai possibile. Parte dei documenti sono andati distrutti e molti sono edulcorati. In ogni caso la consiglio di scirvere all'ambasciata di Lubiana, oppure può contattare Marco Pirina, che ha molte informazioni sugli archivi sloveni attraverso il suo sito http://www.silentesloquimur.it/sito1/index.htm


19 gennaio 2009 08:49:06 - franca lolli scrive:
dr.biloslavo,quando sarà possibile accedere ai documenti slavi x conoscere con precisione la fine che hanno fatto i nostri soldati il 5 maggio 1945 a lubiana?- I 60 anni sono trascorsi, nessuno dei nostri governanti si preoccupa di questa inctesciosa situazione? ormai i famigliari delle vfittime sono morti tutti, io ancora in vita vorrei conoscere la sorte di mio zio LOLLI ONOFRIO morto il % maggio 1945 a Lubiana- grazie x un suo interessamento franca lolli forlì via degli spalti 11- tel 3388418344


13 giugno 2008 08:49:03 - franco biloslavo scrive:
12 giugno 1945 finiva l'occupazione jugoslava di Trieste, i titini dovevano finalmente andarsene, finiva così anche il terrore, finivano gli arresti, le torture, gli infoibamenti. Trieste non avrebbe conosciuto l'esodo che invece fu lo strazio di tutte le cittadine dell'Istria e della Dalmazia. I ragazzi (triestini o di altra città italiana) di oggi conoscono qualcosa di quei 40 giorni ? Della liberazione di Trieste che come data non ha il 25 aprile ma il 12 giugno ? Mah...!


10 giugno 2008 17:58:40 - alessandro . scrive:
il problema è la condivisione della memoria storica; non sarà mai integralmente possibile ma ciò che si può fare va fatto e l'onestà è l'unica via. onestà è riconoscere i crimini fascisti in dalmazia ed istria, ma onestà è anche riconoscere che le mire slave sulla venezia giulia hanno origine ben prima del fascismo e non nascono da una reazione. onestà è capire gli sloveni che vanno al cippo dei fucilati di basovizza e chi porta corone alla foiba o sotto la statua di sauro. ma non è onesto obbligare le cariche italiane a rendere omaggio a chi ha condotto una lotta per noi antinazionale (borba, tigr...) non è onesto nascondersi ogni volta dietro a quanto sono stati cattivi i fascisti. memoria è prima di tutto rispetto e studio. penso. bel blog, complimenti


02 giugno 2008 09:46:57 - walter moroni scrive:
Eclissi dell'umanità. Quando l'ideologia prevale l'uomo perde sempre. Un grande uomo disse, quando esiste un grande male solo un bene più grande può vincere .


03 aprile 2008 21:55:20 - franco biloslavo scrive:
ognuno vive delle proprie illusioni. ci risentiamo tra 60 anni


02 aprile 2008 21:54:18 - FEDERICO DEGNI CARANDO scrive:
Aggiungo solo che sono sempre stato dalla parte delle minoranze, in quanto non sopportavo che qualcuno si arrogasse il diritto di dire a mia nonna, occitana, come doveva sentirsi e quale lingua doveva parlare. Era nata occitana, morì occitana facendo sempre difficoltà a parlare italiano. Parimenti, sono dalla parte degli esuli perché ho capito - in ritardo - che si tratta in qualche modo di una minoranza nel proprio Stato.


02 aprile 2008 21:42:57 - FEDERICO DEGNI CARANDO scrive:
Caro Franco, io sarò sempre dalla parte della minoranza italiana in Istria, a Fiume ed in Dalmazia. Così come sarò sempre dalla parte della minoranza slovena in Italia. E quello che successe 60 anni fa non deve condizionare il presente. Errori li abbiamo commessi tutti. Finché non li ammetteremo non ci sarà MEMORIA. Se si pensa che le colpe siano sempre ALTRUI e affatto nostre, non c'e' MEMORIA, ma mero EGOCENTRISMO. Buona memoria e "cara grazia", come si dice in Piemonte, al fatto che se c'è un barlume di italianità in Istria è grazie a chi vive là e si dichiara italiano. E le colpe dei padri - ma qui dovremmo dire dei nonni - non devono ricadere sui figli/nipoti. Buona Memoria.


02 aprile 2008 21:03:15 - Bruno Codiglia scrive:
Ho dei parenti che sono rimasti senza chiedersi del perché e del per come. Semplicemente si sentivano legati a quella terra, alla loro proprietà, erano stati austriaci poi italani, che come si diceva: ciapai col s'ciopo. Per quanto ne so non hanno fatto politica. Si sentivano del luogo pi che di una qualche nazionalità. Forse analizzando a fondo la situazione si potrebbe anche dire che sono i rimasti che hanno contribuito a difendere quella che si ritirne "l'italianità"


02 aprile 2008 13:45:27 - franco biloslavo scrive:
Caro Federico, un aiutino per non aspettare alri 60 anni: Tra "chi rimase" e chi "decise di rimanere" c'è una bella differenza. Ci furono disgraziati che attesero invano risposta alla domanda di opzione o che furono costretti a rimanere (per accudire un genitore, per ricatto etc...) Ci furono molti che non si posero proprio il problema, parteciparono attivamente alla lotta armata, agli arresti, ai tribunali, ebbero cariche, terreni e case che ancora occupano. Questi ultimi non "decisero di rimanere" , semplicemente "rimasero" e molti sono ancora in posti importanti e loro o i loro figli e nipoti hanno condotto e conducono la CNI nella quele vi sono molti che italiani non lo sono per niente ma trovano abbastanza conveniente frequentare l'ambiente. Il risveglio nazionale ? Quando è morta la Jugoslavia e si sono ritrovati stritolati dai diversi nazionalismi slavi così hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco e ricordarsi che esisteva anche una loro madrepatria (fessa e generosa) che dispensava pensioni, e foraggiava attività culturali. E le "Odi a Tito" sono andate nel cestino. Buona memoria a tutti


02 aprile 2008 13:26:13 - franco biloslavo scrive:
Bene, con questi due ultimi interventi credo che poi non ci sia più niente da aggiungere: Dopo 60 anni, ancora dobbiamo preoccuparci su come parlare e cosa dire dei rimasti e del loro ruolo(per questo dovremo aspettare alrtri 60 per dare tempo al sig. Degni Carando di arrivarci con comodo e di darci ragione con relative scuse) Per quanto riguarda il sig. Codiglia siamo invece ancora fermi a 60 anni fa (le colpe del fascismo, dei governi italiani, delle cavallette. Di tutti meno di chi sappiamo bene) Buona memoria a tutti.


02 aprile 2008 11:19:00 - Bruno Codiglia scrive:
Le colpe di quanto successo sono tante e di tanti. In primo luogo di chi ha voluto scatenare una guerra inutile; poi i governi italiani del dopo guerra, a loro interessava di piú avere degli esuli fuggiti dal comunismo che battersi affinché non dovessero lasciare le loro case. Parte dell'Istria, almeno sino a Cittanova, poteva essere salvata solo se De Gasperi avesse voluto. In cambio doveva cedere le terre dell'altipiano dove la gente parla sloveno. Una cosa è certa, non ci fu nessuna personalità istriana che sapesse essere da guida. P.S. Alla discussione partecipasno solo 2 o 3; sono passati 60 anni, moltidi coloro che hanno lasciato le loro case sono morti, i giovani si sono ricreati una vita altrove cercando di dimenticare.


01 aprile 2008 17:31:58 - FEDERICO DEGNI CARANDO scrive:
Franco, non ti seguo più: come sarebbe a dire che quelli che decisero di rimanere parteciparono al distacco? Tutti titini? E' lo stesso modo di generalizzare - sbagliato - di coloro che dicono che gli esuli sono tutti fascisti! Se oggi c'è ancora un po' di cultura italiana da quelle parti lo dobbiamo proprio a chi è rimasto, tra 1000 difficoltà!


01 aprile 2008 09:36:24 - franco biloslavo scrive:
Ben vengano i novelli S.Paolo, è ovvio, ma è anche ovvio che quello che fa e dice Fassino ha una sua importanza o almeno un suo interesse essendo lui uomo importante del nuovo gruppo dirigente della nuova sinistra. Complimenti per l'iniziativa dell'asilo di Zara, ma io rimango con il mio interrogativo su Fassino: "Istria, riunificazione nella UE" Che mi sta a significare ? Cosa avrà voluto dire ? Riunificare chi a cosa ? Non dimentichiamoci che esiste già una dichiarazione di "riunificazione", quella espressa dalla "volontà popolare" nel settembre 1943 a Pisino quando i compagni decisero che l'istria si "ricongiungeva" con la madre patria croata. I compagni italiani si unirono a quella lotta di "ricongiungimento". Fassino se ne dimentica ? Dimentica che proviene da un partito che ha partecipato anima e corpo al distacco dell'istria dall'Italia ? Se ne arriva oggi, 60 anni dopo, a farneticare di ricongiungimenti ? Bastava fare quello che pochi allora fecero, combattere perchè quel distacco non si realizzasse. Ora il danno è fatto. Fassino arriva fuori tempo limite. Non solo, ma promette regalie propio a coloro che, allora rimanendo, parteciparono -e anche attivamente- a quel distacco. Ora piangono, ammainate le sbiadite bandiere rosse e riposto il ritratto di Tito non si vergognano di chiedere soccorso alla "madrepatria". Ma, di mamme (come cantava un famoso cantautore) non ce ne dovrebbe essere una sola ? Buona memoria a tutti.


01 aprile 2008 08:08:35 - FEDERICO DEGNI CARANDO scrive:
Caro Franco, se noi di sinistra pregiudizialmente disprezziamo le vostre istanze non va bene; se dopo anni capiamo di aver sbagliato e lo ammettiamo pubblicamente presentando anche le nostre scuse, lo facciamo solo per fini elettorali? Il mio cammino parte da lontano e va lontano, verso la MEMORIA CONDIVISA. Non sono candidato alle elezioni. Ho solo voglia di sanare un conto dentro di me, con la mia coscienza e con le persone che ho offeso. Di Fassino poco mi interessa.


31 marzo 2008 13:52:47 - franco biloslavo scrive:
Da quel poco che so del sig. Degni Carando posso immaginare che solo alcuni anni fa avrabbe dato (lui stesso) del nazionalista -irredentista -(e perchè no) fascista a chi avesse portato avanti una iniziativa del genere. Ma i tempi cambiano (anche se molto, molto lentamente a sinistra) e ora persino Fassino "tuona": "ISTRIA, RIUNIFICAZIONE NELLA UE" Chissà cosa vorrà dire parlando di "riunificazione" !? Chissà quando lo vedremo sventolare il tricolore nella piazza di Capodistria ? Effetto elezioni: così dalle Pagine del Piccolo veniamo a sapere che il PD (se vincitore) impegna ad elevare ad 11 milioni i fondi per la C.N.I. Per gli esuli ovviamnete non è riuscito a "spendere" nemmeno una parola. Forse che i voti degli italini all'estero valgono di più che quello degli esuli in Italia. O meglio, quello degli esuli non è facile da recuperare (dopo 60 anni) mentre quello dei rimasti (italiani all'estero di cui molti giovani)in questa tornata la sinistra rischia di perderlo. I rimasti han capito da qualche elezione a questa parte come funziona. Se non sono con chi governa non cuccano e stavolta a sinistra la vittoria non è così garantita. Per chi non crede che questa sia la mentalità dei dirigenti della CNI consiglio di andarsi a rivedere quello che è successo alle ultime elezioni in Croazia: "Mai con la destra !" (lo slogan prima delle elezioni). Poi abbiamo visto come è andata a finire tra Radin e Sanader. Aspettiamoci sorprese dal voto in Istria (che poi sorpresa non sarà)


24 marzo 2008 19:01:39 - Federico Degni Carando scrive:
Sostenete tutti l'iniziativa CHIEDO... ASILO! a sostegno dell'apertura di un asilo in LINGUA ITALIANA a Zara! www.degnicarando.eu cliccate su CHIEDO... ASILO! e su GASTRONOMIA ADRIATICA


22 marzo 2008 19:30:55 - FEDERICO DEGNI CARANDO scrive:
Caro Diego, premesso che sono d'accordo con te e che finché non sarà permesso a chi lo vorrà fare di RITORNARE e finché Slovenia e Croazia non saneranno i conti col passato non ci sarà MEMORIA CONDIVISA (per la quale mi batto, come sai); premesso - dicevo - tutto ciò: è sempre e solo colpa di noi "ex-compagni"? Non mi pare che nei 5 anni di governo Berlusconi (tra cui 6 mesi trascorsi come Presidente di turno dell'UE) si sia fatto qualcosa in questo senso! O sbaglio?


22 marzo 2008 19:17:56 - FEDERICO DEGNI CARANDO scrive:
Caro Diego, premesso che sono d'accordo con te e che finché non sarà permesso a chi lo vorrà fare di RITORNARE e finché Slovenia e Croazia non saneranno i conti col passato non ci sarà MEMORIA CONDIVISA (per la quale mi batto, come sai); premesso - dicevo - tutto ciò: è sempre e solo colpa di noi "ex-compagni"? Non mi pare che nei 5 anni di governo Berlusconi (tra cui 6 mesi trascorsi come Presidente di turno dell'UE) si sia fatto qualcosa in questo senso! O sbaglio?


22 marzo 2008 15:55:23 - Diego Barnabà scrive:
E' vero, gli argomenti sono tanti... Comincerei con il raporto con i vari governi italiani degli ultimi 60 anni: chi li ha gestiti ? Quanto ci ha guadagnato a rifilare per successi le varie elemosine ottenute ? E soprattutto perchè, visto l' andazzo, ha continuato a sostenerli quei vari governi? Oramai le asociazioni degli esuli contano poco numericamente, per evidenti motivi anagrafici, l' obbiettivo è senz' altro trasmettere ai giovani l' amore per la nostra terra, farli sentire istriani, ma è una lotta impàri con i media sempre più standardizzati, con una scuola politicizzata che della nostra storia preferisce non parlare, nonostante la giornata del ricordo, con dei movimenti di sinistra che continuano a sputare veleno per non dover ammettere di essere stati complici dei boia di tito... I fatti recenti, come la retromarcia croata sulla zerp o quella slovena sui fatti di roditi, dimostrano che si può, volendolo fare, usare i veti per ottenere il rispetto dei propri legittimi interessi nazionali, al contrario di quanto vogliono farci credere gli ex compagni di merende dei titini...La guerra fredda è finita con il crollo del comunismo sovietico, e con essa è scomparso il motivo principale per il quale i cattocomunisti sostenevano l' impossibilità di rivendicare le prpoprietà nazionalizzate, c'era tempo fin dal 1989 per rinegoziare gli accordi di Roma. Ma nessun ex compagno o ex democristiano ci ha pensato, e le richieste delle varie associazioni degli esuli sono state stranamente blande, c' è stato addirittura chi ha sostenuto che ormai non valesse la pena di insistere... E così la slovenia è entrata in europa tenendosi i frutti degli espropri proletari di tito, e la croazia sta per fare altrettanto, sempre con la benedizione dei residuati del comunismo reale che la gli italiani si ostinano a votare. Ma il bello è che quando scrivo queste banalità trovo sempre il buonista di turno che mi invita a lasciar perdere, tanto sono passati 60 anni, tanto chi vuoi che ritorni in Istria, etc... Buona pasqua a tutti Diego


20 marzo 2008 10:45:42 - Carmen palazzolo scrive:
Peccato che la partecipazione al dibattito si sia ridotta a 2/3 persone, perché i temi dell'esodo da elaborare sono ancora tanti. Qui si sono infatti appena sfiorati gli argomenti riguardanti quale memoria trasmettere, l'identità dell'esule, il rapporto degli esuli con la terra d'origine e chi ci abita ma bisognerebbe anche riflettere sull'importantissimo tema dell'unione, che le associazioni degli esuli non sono mai riuscite a conseguire e c'è da approfondire il tema dell'identità, cioè chiarire a noi e agli altri cosa significa essere esuli oggi.


11 marzo 2008 20:32:52 - Federico DEGNI CARANDO scrive:
Quando parlo del corso di lingua italiana intendo dire che ero io l'insegnante... lo preciso a scanso di equivoci.


11 marzo 2008 20:31:59 - Federico DEGNI CARANDO scrive:
Guardi che io mica mi candido alle elezioni... Cmq a proposito di fatti: - mi sto battendo per una convenzione con un istituto bancario locale (Ts e zone limitrofe) per concere MUTUI AGEVOLATI a chi vuole andare a vivere in Istria ed è esule - sto raccogliendo ricordi, articoli, testimonianze varie da pubblicare sul mio sito www.enniocarando.eu; sono graditi i contributi di tutti - sto sostenendo indirettamente e presto anche direttamente il FONDO PERTAN - ho fatto un corso gratuito di italiano a CATTARO in collaborazione con la locale DANTE ALIGHIERI, ne vorrei fare altri la prossima estate aperto a dare il mio contributo su qualsiasi altra iniziativa vostra o di altri. Quando parlavo di "porta" non mi riferivo a Lei: la vostra è stata aperta dall'inizio e ve ne sarò sempre grati.


11 marzo 2008 13:43:15 - franco biloslavo scrive:
La porta di che !? Noi siamo noi, siamo sempre stati noi. Chi sente il bisogno di sanare qualche conto lo faccia, ma davvero non capisco di che porte si vada parlando. per entrare (o uscire) da dove !? Non ci sono tessere da esule o stanze degli esuli in cui entrare. Chi ha voglia di fare qualcosa per gli esuli lo può fare in due modi: raccontare la storia correttamente e darsi da fare perchè gli esuli abbiano quanto gli spetta. Non ci sono cortei ai quali accodarsi o palchi sui quali salire. Fatti , non pugnette. Ha portato un fiore alla foiba di Basovizza ? Bene, grazie, e poi !? Nel suo programma elettrorale cè qualcosa di concreto che ci riguardi ?


11 marzo 2008 11:58:45 - Federico Degni Carando scrive:
Credo che il comportamento della sinistra in questi anni non abbia giustificazioni. Ho commesso personalmente gli errori della sinistra, offuscato dall'ideologia e dall'odio ideologico. Credo però anche che si debba prendere atto, come molti hanno fatto, che se c'è chi, come me, a 35 anni "sente" di dover sanare il suo conto, non gli vada chiusa la porta. Un salutone e... it's a long way to go... goodbay Picadilly...


11 marzo 2008 11:25:31 - Fausto Biloslavo scrive:
Caro Rancati, It's a VERY long way....


11 marzo 2008 11:11:36 - Luigi RANCATI scrive:
Caro Biloslavo, scopro ora che ha un blog. Evviva! La stimo e mi piace come scrive e di cosa scrive. L'esodo, la memoria, mi viene da ridere. 1954 Trieste Italiana! A gridarlo per le strade di Milano sono soltanto gli studenti del FUAN, fascisti, carogne ... I compagni, quelli democratici e antifascisti, volevano dare Trieste ai criminali titini. Tra questi c'era anche il presidente della repubblica di Danimarca, dove notoriamente c'è del marcio. L'elenco: il migliore, Cossutta, Ingrao, il babbino di D'Alema, il babbino di Mieli (no, era già stato allontanato?) lo finisca lei che ha l'archivio sotto mano. E tu mi vieni a parlare del giorno della memoria. Caro Fausto, it's a long long way to Tipperary. Auguri e buon lavoro. Luigi Rancati


08 marzo 2008 20:16:37 - Claudio Bartoletti scrive:
Bravissimo Biloslavo, il mio è solo un ricordo di quando, scolaro di seconda elementare, nella mia Ravenna e nella mia classe arrivò un bambino che, incredibilmente, aveva il grembiulino nero. Non bello azzurro come i nostri. Non aveva nemmeno il bavero bianco, candido come avevamo noi e questo mi parve il colmo, pensando a come mia madre me lo stirava anche con le mani prima che uscissi di casa. Mio padre era un bravo operaio che, allora, si stava costruendo la casa a prezzo di sacrifici enormi, come si sapeva fare allora. Quando raccontai dell'incredibile grembiule nero con dentro un bambino disse che quel bambino, suo padre e la mamma erano dovuti fuggire dall'Istria, da Pola. Capisce quant'è importante che lo dicesse mio padre, un semplice fabbro ferraio, che mai ha portato la testa all'ammasso, aggiungendo che dovevo diventargli amico e fargli compagnia. Qualche anno fa ho incontrato quell'amico e gli ho ricordato la straordinaria impressione che mi fece quel suo grembiule nero. Non se ne ricordava, poi fece finta che sì, gli tornava in mente. Ma non era vero. Io invece ci penso qualche volta, specie quando leggo i suoi articoli, condividendo sempre le sue opinioni. Bisogna che torni un bel pò di italianità in Istria. Cordialmente Claudio Bartoletti, Udine


07 marzo 2008 20:05:47 - Federico DEGNI CARANDO scrive:
Intanto a Pola (da LA VOCE DEL POPOLO): Laura Marchig e Milan Rakovac alla SMSI «Dante Alighieri» Riva i druxi, la storia triste dei nostri esodi “’Riva i druxi” anche alla Scuola Media Superiore Italiana di Pola, “Dante Alighieri”, vero e proprio salotto letterario, ormai, alla luce anche della precedente (riuscita) presentazione di “Femminile singolare” di Carla Rotta. Ospiti, questa volta, lo scrittore e opinionista Milan Rakovac, l’autore del romanzo che sbarca per la prima volta a teatro, e Laura Marchig, direttrice del Dramma Italiano dell’”Ivan de Zajc” di Fiume che porta in scena la sua riduzione teatrale omonima nata in coproduzione con il Teatro Popolare Istriano. Radiografia di una città e il suo trauma Perché Rakovac per la prima, “storica”, coproduzione tra la compagnia fiumana (“mezza istriana”) e il teatro polese ancora monco di una sua propria compagnia di prosa? Si è trattato di una scelta quasi inevitabile – ha esordito la Marchig – essendo Rakovac uno scrittore-simbolo, emblematico di quel modo di essere “stratificato” delle molteplici identità istriane. Rakovac narra la storia polese del Dopoguerra, di un momento storico importante, tragico, traumatico di Pola – ancora in mano alleata e ignara del suo destino che sarebbe stato deciso solo in un momento successivo, con il Trattato di Parigi – che s’appresta a vivere lo svuotamento del suo essere, della sua stessa essenza. Un trauma permanete. L’esodo, la partenza, il successivo ripopolamento della città. La Pola del Dopoguerra descritta da Rakovac – incalza la Marchig – non vive semplicemente un esodo: ne vive ben tre consecutivi ma quasi contemporanei. Quello degli italiani che se ne sono andati ad inseguire la patria, perdente in guerra, quello degli istriani croati dell’hinterland che hanno ripopolato la città deserta e sono stati trattati alla stregua di nuovi invasori, e quello infine degli italiani “rimasti” che, vuoi per attaccamento al focolare domestico, vuoi per l’inseguimento dell’ideale socialista, si sono tenuti i mattoni ma hanno perso il “cuore”. L’incontro-scontro delle due vedove, una slava e una italiana, emblematica dello scontro delle culture in città, costituisce l’ossatura del romanzo come quella del dramma, di Lary Zappia, che difatti è una creatura nuova nella forma ma identica nella sostanza. Innovativa, a detta della Marchig, anche la scenografia di un “Šesnić che ha superato se stesso”, creando con delle impalcature di alluminio da cantiere edile il simbolo di quella che sarebbe stata la “rekonstrukcija naše napaćene zemlje”, ovvero la ricostruzione della nostra terra tormentata. Suggestive anche le musiche, quasi magici i costumi, sempre a detta della Marchig, la cui compagnia ha scelto di omaggiare con l’allestimento di “’Riva i druxi” la città di Pola non meno che l’autore stesso. Oggi con un pizzico di coraggio in più La parola quindi a Rakovac per ribadire che il testo è nato in risposta al romanzo di Fulvio Tomizza “La miglior vita”. Pur contenendo in sé anche una certa qual dimensione scenica, non è mai stato scritto né pensato per vivere in scena. E tuttavia l’idea di portarlo sul palcoscenico ha preso forma molto presto, solo che finora non è mai stata presa seriamente in considerazione. La forma del dramma è dunque secondaria, sebbene anche il testo originale – parola di Rakovac – ha avuto fin dapprincipio poco a che fare con il genere letterario del romanzo. La stessa critica letteraria jugoslava del tempo l’aveva qualificato per quello che pareva fin dalle prime frasi: una negazione del romanzo piuttosto che un romanzo. Ma questo era quanto l’autore aveva inteso fare, per sua stessa ammissione, in cerca di volti scioccati… L’intento è stato raggiunto, ha commentato ieri, tanto è vero che mai prima di allora né mai successivamente ha voluto scrivere in quella maniera. Ad ogni modo, a prescindere dal genere, è il contesto ovvero l’ambiente storico de “’Riva i druxi” che conta, e quello si percepisce nel dramma di Zappia non meno che nel testo originale. “È il contesto della perdita, ovvero della partita persa, che Pola e l’Istria hanno sperimentato – sempre a parere dell’autore – sia nel ’18 che nel ’45, mentre Italia e Jugoslavia hanno festeggiato la vittoria entrambe a turni almeno una volta nella loro storia”. Domanda scontata: se dovesse riscriverlo oggi, cosa cambierebbe? La risposta di Rakovac: “Ci aggiungerei solo un po’ di coraggio politico in più, tutto qua. Oggi sposo la causa della ‘Viribus Unitis’ che rivuole a Pola il monumento a Tegetthoff. Ma aggiungo pure che ci vuole anche il monumento a Nazario Sauro e un altro ancora a Gabriele Emo”. Daria Deghenghi


07 marzo 2008 11:40:21 - Federico Degni Carando scrive:
Non condivido il fatto che se la Polizia di uno Stato è troppo rigida ed "asburgica" ciò ricada su tutti i membri di quello Stato. Ripeto: non credo alle "colpe" di popolo ed alle generalizzazioni tipo "siciliani tutti mafiosi" o "sloveni tutti intolleranti". Negli anni in cui ho vissuto a Trieste, anche la polizia municipale triestina era per me troppo "rigida" ed assolutamente inflessibile, abituato a non mettermi la cintura o a non rispettare i limiti. Non parliamo di quelle slovena ed austriaca, dove anche solo per 5 km/h di sforamente del limite uno si becca la multa. Ma mica mi metto a dire che i triestini ce l'hanno coi romani perché la polizia è rigida... Senza divagare e chiudendo la cosa, secondo me Carmen ha ragione: troppe divisioni. Prima divisioni tra noi che eravamo ostili al "mondo esule" e voi. Ora che l'atteggiamento di gran parte dell'Italia è cambiato verso di voi ed ha capito - ed ammesso - gli errori del passato, ci vorrebbe più coesione da parte vostra. A volte, almeno così sembra, c'è invece chi cerca di difendere rendite di posizione a scapito della causa comune.


07 marzo 2008 09:19:53 - Carmen Palazzolo scrive:
Tornando, come giustamente ci fa notare Franco, agli esuli ed ai loro diritti, il nodo è costituito, a mio avviso, dal metodo da adottare per questo riconoscimento, già eccessivamente tardivo. Io sono favorevole alla contrattazione, al dialogo, ma penso che in alcuni casi - come in quello dell'entrata in Europa di Slovenia e Croazia - si poteva / potrebbe porre delle condizioni e ritengo pure che molto nuoccia al mondo dell'esodo lo scarso potere di contrattazione derivante anche dalla sua disunione. Le associazioni degli esuli continuano infatti a contrattare separatamente e con metodi diversi.


06 marzo 2008 22:02:13 - franco biloslavo scrive:
mi sembra che gli sloveni, rappresentati per l'occasione dalle organizzate forze di polizia che hanno "accolto" gli esuli a Roditi e a Capodistria, no hanno dimostrato grande affetto e ammirazione per gli italiani. Nè mi sembra che in Slovenia si siano alzate voci di democratica solidarietà verso quegli italiani ingiustamente perseguiti. Per portare un fiore alla foiba di Basovizza hai dovuto fare domanda per "manifestazione autorizzata" ?! E' quello che sono andati a fare gli esuli da quelle parti. Ti sei mai chiesto perhè cè tanto amore e cordialità nei tuoi confronti !? Ma andiamo fuori tema. Ce ne può interessare poco degli sloveni. Siano pure come vogliono. Qua parliamo della memoria delgi esuli, che nopn odiano gli sloveni, ma desiderano che vengano riconosciuiti i loro diritti dopo che finalmente è stata riconosciuta la loro tragedia. Non "divaghiamo" eh !


05 marzo 2008 17:45:54 - Federico Degni Carando scrive:
Quindi, caro Diego, per te gli sloveni sono tutti INTOLLERANTI? In altre parole, c'è un'intolleranza di popolo? Io frequento la Slovenia da 20 anni e mai NESSUNO - ripeto: NESSUNO! - è stato intollerante con me. Ho notato sempre e solo ammirazione nei confronti dell'Italia e degli italiani e massima ospitalità (caratteristica di tutti i popoli dell'ex-jugoslavia tra le altre cose). Quello che Carmen credo che voglia stigmatizzare è che finché ci porremo in modo supponente nei confronti dei nostri vicini, attribuendo per DNA agli sloveni intolleranza ed ai "balcanici" l'odio(altra generalizzazione... che vuol dire "balcanici"? I bulgari sono forse uguali ai greci? I montenegrini sono forse uguali ai rumeni?), non andremo da nessuna parte. Sono generalizzazioni al limite del razzismo che metto sullo stesso piano di quelle tipo "siciliano = mafioso" o "italiano = corrotto", generalizzazioni che subiamo in tutto il mondo in quanto italiani e, non paghi di questo, riflettiamo sui nostri vicini non senza frustrazione, a mio modo di vedere.


05 marzo 2008 12:20:51 - franco biloslavo scrive:
continuo a dire che la tua è probabilmente una preoccupazione eccessiva. Non ci sono mai stati segnali nel passato (e nemmeno oggi ci sono)che possano preoccupare. Gli "odi" balcanici sono una cosa, il "rancore" degli esuli istriani un altra. Credo sia ben evidente la differenza. Impiegherei le nostre energie in altre direzioni (come sai, conoscendomi)


05 marzo 2008 10:20:22 - Carmen Palazzolo scrive:
Certo che non c'è odio ovunque, ma c'è ancora nel mondo dell'esodo molto rancore, indubbiamente comprensibile. Ma io mi preoccupo della memoria purificata dall'odio, Franco -e tutti dovrebbero preoccuparsene - non solo per quanto riguarda il mondo dell'esodo ma guardando intorno e avanti, all'umanità intera e all'avvenire. Nel mondo continuano a succedere, come è sempre accaduto, cose terribili; Fausto le vede, documenta, ne parla e scrive continuamente. Penso dunque che bisogna fare un passo avanti e che gli anziani devono trasmettere una memoria purificata dall'odio e che si debbano educare le nuove generazioni al rispetto per l'altro, cioè per la persona umana, indipendentemente dalla razza, sesso, lingua, religione,... a cui appartiene. Obiettivo elevato? E gli altri... Gli obiettivi devono essere elevati e chi è più "maturo" deve indicare la strada, fare da guida, trainare gli altri.


05 marzo 2008 00:44:28 - Diego Barnabà scrive:
Il termine slavo - comunisti sta unicamente ad indicare genericamente a quale etnìa ed a quale ideologia appartenevano i "liberatori", ed è un dato di fatto. Che togliatti ed il pci fossero consenzienti alle pretese di tito è pacifico, lo ha scritto pubblicamente in un proclama. Non capisco cosa ci sia di supponente o sprezzante nel ricordare agli sloveni la loro intolleranza, visto che non passa giorno senza che da quel lato del confine si parli della violenza fascista...Ognuno ha i suoi bei scheletrini, il bue non dovrebbe dare del cornuto all asino. La differenza è che da noi, a parte qualche nostalgico, il fascismo è morto e sepolto, da loro il nazional - socialismo è ancora ben presente, la classe dirigente è la stessa di prima. i metodi, seppur più sfumati, sono gli stessi di sempre, l' intimidazione prima di tutto: la polizia che ha multato Lacota non era certo lì per caso, ed è inutile che mi si venga a dire che era una manifestazione non autorizzata, è una tesi che non sta in piedi: come ho già detto, troviamoci a san Sabba il 25 aprile e multiamo tutte le comitive in visita se non hanno l' autorizzazione.... E' ridicolo. Ritornare, certo, ma come fare se lo stato italiano non appoggia in alcun modo le richieste legittime degli esuli e dei loro eredi ? Il problema è quello, la mancanza di volontà politica nel sostenere i diritti sacrosanti di chi ha dovuto andarsene indipendentemente dalla sua nazionalità. Si può fare in molti modi, ci si può accordare, ma almeno il primo passo in quella direzione l' Italia lo deve fare, se si vuole ottenere qualcosa. Io dubito che gli eredi di degasperi e togliatti cambieranno il loro modo di affrontare la questione istriana, per cui siamo destinati a scomparire nel giro di qualche decennio, è del tutto ovvio. Non servono migliaia di libri per salvare un popolo dall' assimilazione, serve il territorio, la residenza, il contatto con la realtà della propria terra, tutte cose a noi negate. Nè serve cercare memorie condivise, che difficilmente si possono trovare finchè una parte continua a rifiutarsi di ammettere le proprie responsabilità, anzi le esalta...A leggere il discorso di mesic a Pola sembra di ritornare a 25 anni fa, in pieno regime. Ma a sentire napolitano è tutto risolto... Saluti Diego


04 marzo 2008 20:27:37 - Federico Degni Carando scrive:
Caro Franco, la cosa che più mi ha tenuto lontano dalla vostra memoria in questi anni è stata l'espressione "slavo-comunisti". O ci metti: "slavo-italo-comunisti" visto che c'erano che gli italiani del PCI, oppure mettici solo comunisti. Ripeto: perché dare colpa ai popoli slavi? Diciamo VIOLENZA TITINA, VIOLENZA COMUNISTA. Ma perché slava se complici erano anche degli italiani e se vittime non erano solo italiani? Un salutone con simpatia e stima. Federico, www.enniocarando.eu


04 marzo 2008 20:16:14 - franco biloslavo scrive:
Bene, allora partiamo da un Ricordo dell'Esodo e delle Foibe che furono causati dalla violenza degli slavo-comunisti (in particolare sulla etnia italiana, ma non solo) con la complicità più o meno attiva dei comunisti italiani di qua e di là dal confine. Il silenzio imposto dalla sinistra italiana e avvallato dalla Democrazia Cristiana ha fatto il resto. AMEN (e senza che vi si debba leggere la minima traccia di odio)


03 marzo 2008 22:26:01 - Federico Degni Carando scrive:
Sono abbastanza d'accordo con Franco. Su una cosa sono d'accordo al 100%: Napolitano, e tutti quelli come lui, da Violante a Fassino, pestano l'acceleratore sul discorso della "pulizia etnica" per distrarre l'attenzione dalle responsabilità del Partito Comunista Italiano, di Togliatti e compagnia bella. E lo dice un trentacinquenne già compagno neo-fondatore ed attivista del PD. Insomma, non uno di estrema destra... Il "dàgli allo slavo" negli ultimi anni va più di moda in certi ambienti ex-comunisti che in quelli di destra. Dando la colpa in modo generico a dei non meglio identificati "slavi" (che, lo ricordo, sono MILIONI e MILIONI di persone che vanno dal Mar Baltico al Mar Nero, da Sgonico a Vladivostok...), si nascondono - in assoluta MALAFEDE! - le colpe politiche del PCI di Togliatti. Crederò alla buonafede di Napolitano quando dirà chiaramente che l'aspetto etnico fu protagonista solo in parte, che se non ci fosse stata la connivenza POLITICO-IDEOLOGICA tra PCI e JKP tante cose non sarebbero successe. E che le dichiarazioni superficiali sull'"annessionismo slavo" e sulla "pulizia etnica" derivino da convenienza politica me lo dice altro: - a Gennaio Napolitano va a Lubiana e fa l'accomodante con Turk; Lacota reagisce male e Napolitano gli dà indirettamente del "grossolano" e derubrica a "incomprensioni" le foibe; - a Febbraio Napolitano attacca GRATUITAMENTE Mesic', dopo che a Brno lo scorso anno gli aveva stretto la mano ed aveva con lui dichiarato che "tutto è chiarito". Le "incomprensioni" di cui un mese prima tornano ad essere "pulizia etnica"; - a fine Febbraio il Presidente serbo Tadic' scrive a Napolitano riguardo al Kosovo. Il Presidente italiano tranquillizza il collega serbo, ricordando che Italia e Serbia sono legate da "storica amicizia". Una storica amicizia che pochi giorni prima aveva fatto riconoscere all'Italia il Kosovo. Come se io mi dicessi amico storico della Corona Inglese e poi riconoscessi l'indipendenza dell'Ulster... Voi credete che al Quirinale abbiano le idee chiare? Credete che si sappia di cosa si sta parlando? Credete che si abbia idea di cosa siano state le foibe, il confine orientale, ecc. ecc.? Credete che si sia approfondita la questione del Kosovo? IO DICO DI NO. Salutoni a tutti.


03 marzo 2008 21:57:04 - franco biloslavo scrive:
Memoria senza odio !? Perchè Carmen continui a preoccuparti così tanto di questo aspetto. Credo che come Esuli abbiamo sempre dimostrato buona volotnà in questo senso, anzi, forse anche una certa eccessiva "mansuetudine". Spesso accade invece che essere fermi e decisi nelle nostre posizioni venga mal interpretato, quasi fossimo impauriti dal chiedere e dal pretendere con fermezza il riconoscimento della nostra memoria e dei nostri diritti. Odio !? In quali e quante occasioni hai riscontrato l'Odio nei comportamenti di noi Esuli (non parlo di frange esterne politicizzate). Quello che purtoppo esiste ed è sempre stato un nostro problema è stata l'eccessiva rasegnazione (di cui ancora siamo pervasi) e la scarsa volontà di presentarci uniti e decisi a non accettare compromessi. Risultato !? Non siamo stati credibili nemmeno difronte ai nostri figli che di fatto non ci hanno seguito. Le altre memorie !? Continuo a non capire perchè sempre e solo quando si parla del Ricordo dell'Esodo ci sia questo particolare accanimento di accomunarlo con altre situazioni. (puzza, puzza !) Nella Memoria dell'Esodo manca ancora e sempre il riconoscimento del devastante effetto "liberazione". Per riconoscere compiutamente il dramma dell'Esodo bisognerebbe riconoscere fino in fondo il fallimento e l'inganno della "liberazione" istriana. Ma in molti preferiscono parlare d'altro, mescolare le memorie o addossare genericamente le colpe agli slavi (come il nostro ex-liberatore Napolitano che si guarda bene dal accennare a questo aspetto, per lui -e non solo per lui- scomodo) C'è odio se diciamo questo !?


03 marzo 2008 18:18:44 - Federico Degni Carando scrive:
Cari Franco e Fausto, grazie per aver apprezzato il mio gesto. Era il minimo che potessi fare dopo anni ed anni in cui, come ho scritto, mi sono sentito lontano, quando non ostile, alla memoria dell'esodo e delle foibe. Per Franco: ovvio che la "mia" memoria non è la "vostra" e che conseguentemente la "vostra" non può essere "mia". L'ho premesso e lo potete leggere sul mio sito www.enniocarando.eu : la "mia" memoria è quella della Resistenza. Ciò non toglie che io punto a non sentire più "altra da me" la vostra memoria. Non sarà mai MIA, è chiaro. Non potrà mai esserla, perché non l'ho vissuta, né direttamente né indirettamente. Così come voi non avete vissuto la mia. Però possiamo, come diceva Fausto lo scorso anno ad 8 e 1/2 da Ferrara compiere un cammino di "memorie", che passa per Basovizza, Gonars e la Risiera. Un cammino in cui ognuno cerca di capire i sentimenti ed i risentimenti dell'altro, per far sì che non siano più "altri". E' complesso, lo so: ma possiamo riuscirci. Io ci sono riuscito l'altro ieri ad andare a Basovizza. A voi, un giorno, mi farebbe piacere mostrare i luoghi in cui sono stati torturati e fucilati in Piemonte i miei pro-zii. Non perché li sentiate "vostri", ma per capire che dopo 60 anni le MEMORIE possono convivere. Solo in questo modo, credo, si potrà realizzare quello che dice Carmen: la memoria senza l'odio. Solo comprendendo che la mia memoria è solo apparentemente diversa dalla vostra. Ma alla base ci sono sofferenza e dolore causata da odio e violenza. Dobbiamo lottare perché quell'odio e quella violenza non tornino più.


03 marzo 2008 10:35:08 - Carmen Palazzolo scrive:
A proposito di "Quale memoria?" - che si tratti della shoa, delle foibe, dell'esodo o di altro - secondo me la memoria da trasmettere alle nuove generazioni deve essere una memoria "purificata" dall'odio, perché l'odio provoca altro odio che infine scatena violenze. Acquistata consapevolezza di ciò, bisogna a mio avviso chiudere il periodo con un punto, proprio come si fa scrivendo e, senza cancellare il passato, che è quello che è stato scritto prima, riprendere il cammino facendo tesoro dell'esperienza fatta.


03 marzo 2008 09:17:59 - Fausto Biloslavo scrive:
Appoggio pienamente il motto di Franco: "Ritorniamo, ritorniamo, cerchiamo di ritornare, noi, i nostri figli, i nostri nipoti".Altrimenti il mondo dell'esodo è condannato a scomparire.


02 marzo 2008 22:01:42 - franco biloslavo scrive:
Per l'amica Carmen Palazzolo: Quale è il nostro obiettivo ? Su altro forum -www.exilio.it- ne stiamo discutendo. Ti sembrerà strano ma sono daccordo con Lucio Toth quando parla di "reduci o esuli". Nemmeno a me piace il ruolo di reduce. Ma come si è esuli !? Quale è eticamente il sogno dell'esule, la sua aspirazione !? Per tutti gli Esuli la speranza principale è stata sempre quella del ritorno. Per noi (e qui sai che dissento con il suddetto Lucio) sembra che l'unica cosa fondamentale sia il mantenimento dell'identità. Mostre, libri, incontri e via così. Il risultato è che l'ultimo esule (come lo intendi tu) fatalmente morirà (con la sua bella identità) e di noi poi non resterà più nulla. Ritorniamo, ritorniamo, cerchiamo di ritornare, noi, i nostri figli, i nostri nipoti. Facciamolo per noi, per i nostri figli, per i nostri nipoti, ma facciamolo sopra tutto per i nostri morti, per il loro sacrificio. Varrà più di mille Giornate del Ricordo anche soloun istriano che ritornerà nella sua terra, europeo libero in una europa libera. 2008, 60 anni dopo: dobbiamo ancora e ancora scivere libri ?! Il mondo vive, non sopravviviamo nella formalina. Voglio una Federazione viva. Non un dispenser di formalina.


02 marzo 2008 21:49:04 - franco biloslavo scrive:
no, non ci siamo mai direttamente conosciuti, anche se di lei so della sua passione di frequentare numerosi forum sull'argomento.


02 marzo 2008 21:41:43 - franco biloslavo scrive:
Carissimo Ferderico Degnio Carando, quella\questa non è la sua Memoria. Posso apprezzare il suo gesto, l'omaggio. Ma la Memoria, la nostra, quella all'oggetto di questo post, non è e non potrà essere la sua Memoria. So di essere ruvido, ma ne ho le tasche piene dei "divagatori" che aprofittando della Nostra tragedia si buttano a capofitto per dire e sostenere tutto e il contrario di tutto. Per quento mi riguarda sono anche disposto a rinunciare alla Memoria malconfezionata del 10 febbraio e lasciarla pure ai "divagatori". Non mi piace per esempio che si tenti di aprofittare dell'argomento per venir qua a tirar volate elettorali al Riccardo Illy e al suo castello dei sogni dell'Euroregione desrcivendolo poi come toccasana per i problemi degli esuli. Tema del post: quale Memoria vogliamo tramandare. Vogliamo NOI esuli, la NOSTRA memoria. Cerchiamo di semplificare senno passeranno altri 60 di chiacchere e fumo. Apprezzo i fiori, grazie a nome della nostra Comunità.


02 marzo 2008 18:06:10 - FEDERICO Degni Carando scrive:
Riguardo alla mia visita alla foiba, vorrei dirvi che ho apprezzato molto come la Lega Nazionale ha impostato la mostra permanente all'interno del nuovissimo museo eretto nei pressi della foiba. Nessuna sbavatura nazionalista, ma anzi esaustiva esposizione dei fatti a partire dalle violenze fasciste anti-slave ed anti-semite, compreso un intero pannello dedicato all'italianizzazione forzata delle gente allogene ed alloglotte del confine orientale. Poi uno dettagliatissimo pannello ritaente Norma Cossetto ed il suo martirio. Ho posto una rosa presso il vecchio monumento, quello con i "livelli" metrici della foiba. Insomma, un'esperienza che ho vissuto con emozione e soddisfazione.


02 marzo 2008 17:38:19 - FEDERICO DEGNI CARANDO scrive:
Caro Franco, quello che tu dici significa che, allora, io mai e poi mai sarei salito a Basovizza a portare una rosa sulla foiba, come ho fatto ieri. Perché per me quella non è "mia" memoria. La mia memoria è quella della Resistenza, dei partigiani comunisti, repubblicani, cattolici, azionisti, liberlai e monarchici uniti in Piemonte contro il nemico comune: il nazismo e i suoi lacché locali, i fascisti. Vogliamo chiuderci ognuno nella sua memoria? IO NON CI STO! Non torno in quello che Marx avrebbe chiamato "il ghetto della storia", nel quale giustificavo - insieme ad altri - l'infoibamento di Norma Cossetto. Non ci torno in quel ghetto, in quei metodi da III internazionale! Parimenti, vorrei un giorno partire con te e visitare prima la foiba di Basovizza, poi il lagaer di Gonars, quindi andare a Gorizia/Gorica e festeggiare la ri-unione tra quelle due città. Sogno? Forse. Io a Basovizza ci sono stato. Ed ho sentito MIA la memoria di martiri innocenti. Parimenti, vorrei che un giorno gli esuli sentissero LORO la memoria degli anziani, delle donne e dei bambini sterminati a Gonars per un'unica colpa: quella di non parlare italiano. Un salutone (no te me ga dito se te son ti quel che go conosudo de Skodler nel 2001 o 2002, scusime pel dialeto, son roman... trovime un roman che scrivi in triestin come mi... :-) ).


02 marzo 2008 14:26:12 - franco biloslavo scrive:
quale memoria vogliamo tramandare ? il quesito del post era questo e credo che si intendesse la memoria dell'esodo e degli esuli, ma vedo ceh come ultimamente accade sono frequenti "altri" inserimenti: ,memoria della soah, fosse ardeatine, atifascismo e chi più ne ha npiù ne metta. E' un fenomeno esclusivo della Gornata del Ricordo. Non si può parlare di esodo e foibe senza arivare (come è successo iera a Muggia) a parlare addirittura dei bomardamenti italiani su Barcellona... Io vorrei parlare della "nostra memoria" e non ho volgia di condividerla con altre. E' un mio modo di vedere che non intando mediare. Le memorie come adetto appunto ieri a Muggia anche l'ottimo prof. Salimbeni non si condividono. Un esercizio del genere può essere fatto dagli storici per giungere ad una Storia Europea condivisa. Le memori sono altro. Non sopporto inquinamenti. Solo per fare un esempio da 60 anni si festeggia la Liberazione e stop senza che si inneschino meccanismi di riconsiderazioni che ci facciano gingere -chennesò- alle guerre Napoleoniche. Che memoria volgiamo tramandare !? Che sia almeno la nostra e non quella che molti vogliono riscrivere per noi. Perdio !!


02 marzo 2008 10:00:42 - Carmen Palazzolo scrive:
Caro Federico, scusa per l'errata citazione del nome ma il contenuto dell'intervento non cambia; concordo sul fatto che il percorso per raggiungere una certa mèta è prima di tutto mentale.


02 marzo 2008 08:54:09 - FEDERICO DEGNI CARANDO scrive:
Caro Diego, credo che impostare un discorso di tutela e di ritorno della cultura italiana in Istria non parta col piede giusto leggendo le tue parole. Andare in Slo e Cro col solito atteggiamento supponente e prepotente che risultati può portare? Andare a dare in modo sprezzante dello "staterello" alla Slovenia, che in 15 anni è passata dalla crisi economica jugoslava all'Euro, mentre noi italiani in 100 anni non abbiamo risolto i problemi del meridione mi sembra quanto meno "cattiveria gratuita", scusa se sono sincero. Sarà che mi sento offeso dalle tue parole per due motivi: 1 - te la prendi coi "compagni" italiani. Bene sono stato anch'io compagno e mi sono reso conto delle balle che ho scritto su voi esuli e delle offese fatte ai martiri delle foibe. Oggi, come del resto anche Napolitano, cerco di RIPARARE. Quanto ancora devo portare la croce per essere stato compagno? Per tutta la vita? 2 - nei confronti di sloveni e croati hai l'atteggiamento che a Trieste ho notato in molti. Permettimi di dirti che non è meno "comunista" far ricadere le colpe dei padri sui figli. Io tra sloveni e croati, specie nelle zone di Maribor, Zagabria, Slavonia, ecc. ecc. ho notato sempre e solo AMMIRAZIONE e RISPETTO per l'Italia. Che nella zona di confine ci sia qualche pazzo ultra-nazionalista sta nelle cose. C'è anche a Trieste qualche pazzo ultra-nazionalista. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Io tra sloveni, croati, serbi e bosniaci ho conosciuto degnissime persone che potrei additare ad esempio morale nel senso kantiano della parola, non capisco perché dopo 60 anni si debba dare la colpa ad un intero popolo od ad interi popoli. Se vogliamo un RITORNO in Istria, secondo me, l'atteggiamento deve essere meno sprezzante, meno simile ai tanti che nel passato hanno considerato gli "sc'avi" una "razza inferiore", gettando con questo comportamento le bassi della tragedia dalmata e giuliana. E poi c'è il "giustificazionismo": giustifico il Balkan con altri episodi simili. Niente di più simile a quei "compagni" che giustificano le foibe con i lager di Gonars ed Arbe o con la X MAS che incendiava i villaggi istriani usando i bambini jugoslavi come scudi umani mentre se la dava a gambe davanti all'arrivo dei partigiani. Siamo ancora lì? Siamo ancora al "noi italiani abbiamo commesso meno crimini di loro"? Ripeto: liberissimi di pensarla così, ma non lamentiamoci poi se Slovenia e Croazia si "chiudono". Perché mai dovrebbero aprirsi di fronte a persone che considerano interi popoli barbari, sottosviluppati, feroci e ultra-nazionalisti? Perché mai dovrebbero favorire il ritorno della cultura italiana se questa si presenta col volto supponente? Voi favorireste una cultura del genere in Italia? Io no. Ma forse io ho il peccato originale: sono stato compagno...


02 marzo 2008 00:50:14 - Diego Barnabà scrive:
Credo che stabilire quale sia l' obbiettivo da raggiungere per gli esuli sia pura speculazione: non dipende da noi. Certo, dobbiamo provare a farci sentire, quest' anno mi pare che il giorno del ricordo, pur tra mille difficoltà, sia stato ricordato in molte più sedi dell' anno scorso, ma esiste il problema temporale: avremmo dovuto ottenere questa visibilità almeno vent' anni fa, prima che i giochi nell' ex yugoslavia fossero fatti, adesso e con questa classe politica che non osa neppure ricordare alle vicine repubbliche i loro debiti, temo sia una battaglia persa. Napolitano ha fatto un bel discorso, ma quando Lacota ha chiarito le aspettative di gran parte degli esuli è stato definito "grossolano"...Una caduta di stile, ma anche un chiaro segnale: gli ex compagni italiani non intendono contrariare gli ex compagni sloveni e croati, è del tutto evidente. Resta per me un mistero questa sudditanza nei riguardi di due staterelli neanche poi tanto ex comunisti, europeisti a parole, ultranazionalisti nei fatti, quasi che l' Italia fosse chiamata a rispondere dopo 60 anni di colpe già duramente espiate, e di danni abbondantemente risarciti...Si parla molto del ventennio e delle vessazioni subìte dalla popolazione slovena, e non mi pare che ci siano molte persone in Italia a difenderla, com' è giusto, ma si omettono particolari importanti: il primo balza agli occhi: gli sloveni in italia abitano nelle case dei loro padri, nonostante il fascismo, è questo già dovrebbe far riflettere... In realtà c' è un errore di fondo nella vicenda: le tensioni etniche non sono nate col fascismo, vengono da molto prima, sono un eredità dell' impero austro-ungarico, che incoraggiava il nascente nazionalismo slavo in chiave anti italiana, in quanto la nascita del regno d' Italia aveva creato nei sudditi di lingua italiana ( o meglio veneta ) delle aspettative di indipendenza. Si evita accuratamente in certi ambienti di ricordare ad esempio il primo massiccio esodo di italiani dalla Dalmazia negli anni 20, dopo che le isole dalmate erano state assegnate al neonato regno dei serbi, croati e sloveni, si condanna giustamente il rogo del Balkan, ma si passa sopra all' incendio del "Piccolo" ed alle devastazioni ai danni degli italiani nel 1915, e si evita di ricordare agli sloveni che si lamentano del fascismo come in quegli anni essi stessi abbiano costruito il loro paese con metodi anche più cruenti del fascismo, un esempio per tutti la strage di Marburg, città tedesca al 100% il cui borgomastro sceso in piazza con la popolazione per dimostrare alla delegazione che doveva tracciare i confini la propria indiscussa nazionalità è stato preso a fucilate dagli sloveni: hanno sparato sulla folla disarmata, in modo che disperdendola gli americani della delegazione trovassero unicamente sloveni... Per la cronaca quella città ora si chiama Maribor, la seconda città della slovenia,e dei tedeschi non c' è più traccia...Quando si vuole raccontare la storia bisognerebbe raccontarla per intero, nel periodo tra le due guerre i nazionalisti non erano soltanto i fascisti, che tentavano di snazionalizzare gli sloveni, ma anche gli sloveni che con molto più successo cacciavano i tedeschi di casa. Giustificare tutto come si è fatto per 60 anni con le colpe del fascismo è alquanto riduttivo,non si può contestualizzare soltanto quando fa comodo alle proprie tesi... La guerra d' aggressione di mussolini, autentico suicidio militare, ha causato la perdita della quasi totalità della Venezia Giulia, di Fiume e della Dalmazia italiana, ed il trattato di Parigi è stato particolarmente punitivo nei nostri riguardi, ma purtroppo ce la siamo cercata...Quello che è successo dopo invece non ha giustificazioni, la pulizia etnica e politica non ha nulla a che fare con le colpe del fascismo, ma è frutto del nazional - socialismo di tito, che ha eliminato sia l' etnìa italiana che gli sloveni i croati ed i serbi che pur antifascisti non erano comunisti, come spiega con dovizia di particolari Bogdan Novak: i 40 giorni di occupazione titina a Trieste, sostiene, sono stati il margine di un' ondata di violenza consumatasi nell' interno della yugoslavia, da dove le notizie non riuscivano a filtrare. Questi sono i fatti, per cui accettare lezioni di democrazia da sloveni e croati è semplicemente ridicolo, ma evidentemente fa comodo ad una certa parte politica complice a suo tempo del maresciallo e succube di stalin, che sulle omissioni ha costruito il suo attuale potere. Buonanotte Diego


01 marzo 2008 20:10:18 - FEDERICO DEGNI CARANDO scrive:
Cara Carmen, senza nulla togliere all'amico Diego Barnabà, ho scritto io di MEMORIA CONDIVISA, sbocco finale di un iter duro (anche personalmente, intimamente) che sto portando avanti assimene ad ancora troppo poche persone. Tutto è partito dal sito dedicato ad uno dei miei sue pro-zii partigiani, www.enniocarando.eu Oggi, alle 16.30, porterò dei fiori a Basovizza, per chiedere scusa alla memoria degli infoibati da cui per troppo tempo mi sono sentito lontano, se non opposto. Credo che la maturazione di un uomo passi per l'ammissione delle proprie colpe e dal tentativo di riparare. Premesso che siamo peccatori e che "chi è senza peccato scagli la prima pietra". Salutoni e complimenti per i suoi scritti.


01 marzo 2008 17:25:29 - Fausto Biloslavo scrive:
La discussione si anima e mi sembra un buone segno. Sono positivamete colpito e lo sottolineo a tutti dell'intenzione di Federico Degni Carando di portare un fiore a Basovizza, conme lui stesso scrive "per chiedere scusa alla memoria degli infoibati da cui per troppo tempo mi sono sentito lontano, se non opposto".


01 marzo 2008 16:26:30 - Enrico Scarponi scrive:
Signor Giuseppe Viscomi, il fatto stesso che lei dica "ancora di più esecrabile" quando parla delle foibe la dice lunga sul suo concetto di memoria condivisa. Tanto è inutile, a seconda di come la pensiamo preferiamo commemorare dei morti invece che altri... a chi la vogliamo raccontare? Non sarebbe più giusto fare una giornata del ricordo in generale per tutte le vittime delle guerre e delle persecuzioni? Almeno ognuno commemora chi vuole senza strumetalizzazioni e rancori di una parte verso un'altra.


01 marzo 2008 13:23:04 - Giuseppe Viscomi scrive:
Per ''par condicio'' sarebbe giusto che ogni anno in occasione della commemorazione dell'eccidio delle fosse Ardeatine, ci fosse contemporaneamente la commemorazione delle vittime delle foibe.Solo così la memoria e la coscienza nazionale si rappacificherebbe(forse).E' vero che l'eccidio delle Ardeatine è esecrabile, ma ancora di più lo sono state le foibe, pura pulizia etnica senza nessuna giustificazione.Mi auguro che qualcuno si attivi con questa iniziativa.


01 marzo 2008 10:22:22 - FEDERICO DEGNI CARANDO scrive:
Cara Carmen, senza nulla togliere all'amico Diego Barnabà, ho scritto io di MEMORIA CONDIVISA, sbocco finale di un iter duro (anche personalmente, intimamente) che sto portando avanti assimene ad ancora troppo poche persone. Tutto è partito dal sito dedicato ad uno dei miei sue pro-zii partigiani, www.enniocarando.eu Oggi, alle 16.30, porterò dei fiori a Basovizza, per chiedere scusa alla memoria degli infoibati da cui per troppo tempo mi sono sentito lontano, se non opposto. Credo che la maturazione di un uomo passi per l'ammissione delle proprie colpe e dal tentativo di riparare. Premesso che siamo peccatori e che "chi è senza peccato scagli la prima pietra". Salutoni e complimenti per i suoi scritti.


01 marzo 2008 09:13:40 - FEDERICO DEGNI CARANDO scrive:
Per FRANCO BILOSLAVO: Lei è l'amico di Pino SKODLER che ho avuto il piacere di conoscere 6 anni fa in via S.Nicolò a Trieste?


01 marzo 2008 08:57:59 - Carmen Palazzolo scrive:
Caro Franco, aspettavo il tuo intervento e ti ringrazio di averlo fatto. Tu dai alla condizione di esule un'interpretazione diversa dalla mia ma la cosa non mi turba, perché non pretendo di possedere il "Verbo" e quindi le idee diverse dalle mie mi interessano, le rispetto e ci rifletto. Non vorrei però che ci chiudessimo nel dialogo su un argomento ma continuassimo a raccogliere più opinioni possibile sulle diverse tematiche del nostro esodo per poi cercare di trarre qualche conclusione e magari rispondere al tuo quesito su "Qual è la nostra causa?" e poi portarla avanti nell'unità e, maturando maturando, raggiungere l'elevato obiettivo della "memoria condivisa", di cui ha scritto Diego Barnaba in uno degli interventi precedenti.


01 marzo 2008 08:45:38 - Federico Degni Carando scrive:
Intanto qualcosa si muove. Dal PICCOLO DI OGGI: Passa in terza lettura al Parlamento di Lubiana la legge sulla toponomastica. Vincolante il parere della minoranza sulla scelta delle denominazioni In Slovenia anche nomi italiani a vie e a paesi Approvato l'emendamento Battelli: riguarda i Comuni bilingui di Capodistria, Isola e Pirano LUBIANA La minoranza italiana in Slovenia mantiene voce in capitolo in materia di toponomastica nelle zone bilingui. La Camera di Stato, con 58 voti a favore e 5 contrari (su 90 deputati i votanti erano 69, ndr), ha approvato ieri in via definitiva l'emendamento del deputato italiano Roberto Battelli alla «Legge sulla delimitazione e denominazione degli abitati, delle vie e degli edifici», emendamento che garantisce alla comunità italiana il diritto di esprimere il proprio consenso - e di conseguenza di porre il proprio veto - alle scelte delle autorità locali in materia di toponomastica. Ciò significa che i consigli comunali di Capodistria, Isola e Pirano non potranno scegliere alcun nome di via o piazza senza sentire prima il parere vincolante della minoranza italiana. Questo consenso lo daranno le Can (Comunità autogestite della nazionalità) tramite i rappresentanti italiani nei Consigli comunali. «È una storia finita bene nonostante un percorso tortuoso e accidentato», è il primo commento di Roberto Battelli. «Tutto questo ci fa capire che la nostra posizione non è affatto sicura, e dovrebbe indurci a serrare le fila e a capire molto bene qual'é la nostra reale posizione rispetto al passato e, soprattutto, rispetto al futuro». Il diritto della minoranza a esprimere il consenso sulle scelte in materia di toponomastica non è infatti una novità, e il voto del Parlamento ha di fatto soltanto confermato quello che esisteva già. Nella legge in materia finora in vigore, che risale al 1980, le decisioni sui nomi di abitati, vie e piazze nelle zone nazionalmente miste non potevano essere prese senza il consenso di quelle che all'epoca erano le «Comunità d'interesse autogestite delle nazionalità». Il diritto a esprimere il consenso - che includeva anche il diritto di veto - è stato successivamente trasferito ai consiglieri comunali di nazionalità italiana, ed è stato regolato in alcuni Statuti comunali. Nella prima versione della nuova legge sulla toponomastica, però, questo diritto di esprimere il consenso è stato trasformato da obbligatorio a facoltativo. La minoranza, se quel testo fosse passato, avrebbe potuto continuare a dire la propria, ma senza alcun potere di bloccare eventuali soluzioni ritenute lesive della sua dignità e della sua storia. I nostri connazionali avrebbero mantenuto il diritto di rivendicare, così come adesso, la dicitura bilingue delle insegne, ma senza più la possibilità di intervenire sui contenuti. Da qui l'emendamento di Battelli, prima contestato e alla fine approvato. Nel corso del dibattito in aula, comunque, due settimane fa, le comunità italiana e ungherese, per questa loro legittima volontà di mantenere un diritto già esistente, sono state oggetto di attacchi da parte del Partito nazionale sloveno e dei parlamentari del gruppo Lipa, composto da ex esponenti dello stesso partito. Il presidente del Partito nazionale Zmago Jelincic ha proposto anche un controemendamento a quello di Battelli, nel tentativo di privare le minoranze del diritto di esprimere il consenso in materia di toponomastica, ma la sua proposta è stata bocciata. Le minoranze autoctone, dopo una battaglia lunga e sofferta, mantengono pertanto il diritto di far sentire la propria voce nel dare nomi a vie ed abitati nelle aree dove sono storicamente presenti.


29 febbraio 2008 12:32:53 - franco biloslavo scrive:
L'EUROREGIONE (anche se scritta in maiuscolo) non ESISTE. Gli esuli non hanno bisogno di altre favolette e\o di sogni ad occhi aperti. Esiste invece ed è concreta l'Europa. Chissà che in questa ben più attiva e consolidata realtà (è riuscita a piegare Bill Gates) non ci sia la via per una soluzione ai "nostri" problemi !!??) www.piemonte-istria.com (Piero Vis'ciada)


29 febbraio 2008 12:24:48 - franco biloslavo scrive:
Carissimi amici, mi rivolgo in particolare all'amica Carmen -con la quale ho condiviso la fatica di quel libro "ESODO"- e a Sardos Albertini (ci siamo già "icrociati" su altri forum) come saluto anche gli altri amici che hanno voluto intervenire. Il dialogo è enecessario, l'esposizione delle proprie idee è linfa vitale e questo forum (grazie a Fausto) come ad altri che ancora sorgono su questo argomento non possono che far bene alla "nostra causa". E qui sta il problema: quale è la "nostra causa" ?? (forse in questo quesito irrisolto sta la ragione delle risse tra associazioni) e chi siamo "NOI" ( per Carmen che si definisce esule doc io già (da figlio dell'esodo) potrei essere fuori dal "gruppo"). Bene, Carmen sa come le nostre idee divergono su molte questioni che riguardano l'Esodo e i sui riflessi fino ai tempi nostri, e allora parto dal concetto di "esule doc". Chi lo è !? Io lo sono, mia figlia lo è i miei nipoti lo saranno. La catena potrà essere interrotta solo quando un Biloslavo tornerà a Piemonte, da cittadino libero, per libera scelta, in condizione di dignità, sulla terra che i noni di mia figlia coltivarono, nel paese, nel territorio dei nostri veci, da dove sono stati buttati fuori, a respirare l'aria, a camminare sui sentieri istriani da istriani figli di quella terra, da istriani che hanno costruito quella terra e che l'hanno abbandonata lasciandola in gestione ad altri che in molti casi istriani non sono (o ci dimentichiamo il massiccio "travaso" avvenuto). Pacificazione, riconciliazione ? avverrà quando sarà riconosciuto (di qua come di la) (senza se e senza ma) il dramma dei nostri veci. avverrà quando sarà riconosciuto e saldato il debito (un nipote siciliano, bolognese, torinese, toscano.. eredita casa e attività commerciali dai nonni. Mia figlia istriana no. -è un aesule o no !?) Come sai, cara Carmen, sono disponibile al dialogo e a "sperimentazioni". NON sono disponibile a calar le braghe. www.piemonte-istria.com Piero Vis'ciada


28 febbraio 2008 21:17:35 - Federico Degni Carando scrive:
Caro Diego, sono d'accordo con te quasi su tutto. Al 100% sulle cose CONCRETE: diritto di prelazione e mutui agevolati. Non solo: così come in Italia alcuni Comuni hanno istituito la "consulta degli immigrati", credo che i Comuni dell'Istria slovena e di quella croata dovrebbero ricevere pressioni da EUROREGIONE, ITALIA ed UE perché si istituisca la CONSULTA DEGLI ESULI. Tutte le associazioni di esuli eleggono 1 o 2 rappresentanti per Comune che partecipa periodicamente ai consigli comunali. Però, ripeto: per rivendicare certe cose ci vuole: - una decisione a livello EUROREGIONALE - la determinaziona a livello ITALIANO - l'appoggio dell'UE Non sono d'accordo del tutto sulle altre cose. Quando parli del livello di tutela nell'ex-Jugoslavia, ti invito a guardarti in casa. La legge approvata nel 1999 dal governo italiano per la tutela delle minoranze linguistiche è in gran parte non ancora applicata. E non solo a Trieste (dove manca bilinguismo). E' forse applicata in tutti i comuni occitani delle vallate in cui si parla la Langue d'Oc? No! Dunque, prima di far prediche facciamo autocritica: io peso 110 kg. Ti sembrerebbe razionale che andassi in giro a dare del "ciccione" agli altri? :-) Quanto agli episodi che hai citato, non sono diversi dalle scritte anti-slovene comparse a Trieste ed all'incendio dell'asilo sloveno di alcuni mesi fa. La mamma dei cretini, sloveni, croati ed italiani (perché i cretini sono cretini ovunque) è sempre incinta! Un salutone, Federico www.degnicarando.eu www.enniocarando.eu


28 febbraio 2008 21:07:07 - Diego Barnabà scrive:
Caro Federico, proposte come quella di un diritto di prelazione sarebbero un buon compromesso, ancora migliore se si riuscisse sfruttare gli idennizzi mai concessi per abbattere i tassi dei mutui...Sono proposte concrete e fattibili, ma devono venir sostenute dai governi, altrimenti casca il palco. Purtroppo la tendenza è assolutamente contraria, si cerca, spudoratamente, di far credere la pacificazione cosa fatta, e si presenta chi obbietta come un irredentista... I nomi delle località in Istria, in alcune zone, sono bilingui, ma ciò non significa che la minoranza sia tutelata, episodi come quello della lapide agli infoibati nel cimitero di Parenzo rimossa dal sindaco a picconate, o le esternazioni del sindaco di Fiume, il discorso di mesic a Pola la dicono lunga su cosa si intende per tutela nell' ex yugoslavia...Speriamo nel futuro, non ci resta altro da fare, per ora questa Europa è un gigante economico ed un nano diplomatico, non riesce ad imporre degli standard di tutela ai paesi membri, nè ad ottenere il rispetto della proprietà privata dai paesi ex comunisti, mentre riesce benissimo a strangolare i suoi cittadini con i tassi dei mutui... Ciao Diego


28 febbraio 2008 21:02:17 - Federico Degni Carando scrive:
Caro Diego, sono d'accordo con te quasi su tutto. Al 100% sulle cose CONCRETE: diritto di prelazione e mutui agevolati. Non solo: così come in Italia alcuni Comuni hanno istituito la "consulta degli immigrati", credo che i Comuni dell'Istria slovena e di quella croata dovrebbero ricevere pressioni da EUROREGIONE, ITALIA ed UE perché si istituisca la CONSULTA DEGLI ESULI. Tutte le associazioni di esuli eleggono 1 o 2 rappresentanti per Comune che partecipa periodicamente ai consigli comunali. Però, ripeto: per rivendicare certe cose ci vuole: - una decisione a livello EUROREGIONALE - la determinaziona a livello ITALIANO - l'appoggio dell'UE Non sono d'accordo del tutto sulle altre cose. Quando parli del livello di tutela nell'ex-Jugoslavia, ti invito a guardarti in casa. La legge approvata nel 1999 dal governo italiano per la tutela delle minoranze linguistiche è in gran parte non ancora applicata. E non solo a Trieste (dove manca bilinguismo). E' forse applicata in tutti i comuni occitani delle vallate in cui si parla la Langue d'Oc? No! Dunque, prima di far prediche facciamo autocritica: io peso 110 kg. Ti sembrerebbe razionale che andassi in giro a dare del "ciccione" agli altri? :-) Quanto agli episodi che hai citato, non sono diversi dalle scritte anti-slovene comparse a Trieste ed all'incendio dell'asilo sloveno di alcuni mesi fa. La mamma dei cretini, sloveni, croati ed italiani (perché i cretini sono cretini ovunque) è sempre incinta! Un salutone, Federico www.degnicarando.eu www.enniocarando.eu


28 febbraio 2008 20:52:03 - Diego Barnabà scrive:
Caro Federico, proposte come quella di un diritto di prelazione sarebbero un buon compromesso, ancora migliore se si riuscisse sfruttare gli idennizzi mai concessi per abbattere i tassi dei mutui...Sono proposte concrete e fattibili, ma devono venir sostenute dai governi, altrimenti casca il palco. Purtroppo la tendenza è assolutamente contraria, si cerca, spudoratamente, di far credere la pacificazione cosa fatta, e si presenta chi obbietta come un irredentista... I nomi delle località in Istria, in alcune zone, sono bilingui, ma ciò non significa che la minoranza sia tutelata, episodi come quello della lapide agli infoibati nel cimitero di Parenzo rimossa dal sindaco a picconate, o le esternazioni del sindaco di Fiume, il discorso di mesic a Pola la dicono lunga su cosa si intende per tutela nell' ex yugoslavia...Speriamo nel futuro, non ci resta altro da fare, per ora questa Europa è un gigante economico ed un nano diplomatico, non riesce ad imporre degli standard di tutela ai paesi membri, nè ad ottenere il rispetto della proprietà privata dai paesi ex comunisti, mentre riesce benissimo a strangolare i suoi cittadini con i tassi dei mutui... Ciao Diego


28 febbraio 2008 20:47:58 - Federico Degni Carando scrive:
Caro Diego, a me risulta che nell'Istria slovena ed in quella croata i topinimi siano bilingui. Non capisco dove sia il problema. In tutte le cittadine dell'Istria, sia in quella slovena che in quella croata, dove la Comunità Italiana è presente, il tricolore bianco-rosso-verde sventola sui palazzi comunali accanto a quello sloveno (o croato) ed a quello comunale. Che si debba ottenere maggiori risultati dal punto di vista della tutela della nostra minoranza sono d'accordo, ma quello dei toponimi bilingui mi sembra l'ultimo dei problemi. Anche perché, per RECIPROCITA', gli sloveni potrebbero pretendere la bandiera in Slovenia sul Comune di Trieste e la toponomastica bilingue in tutta Trieste. Credo che le cose da ottenere siano ben altre per gli esuli. Ad esempio un "diritto di prelazione" nell'acquisto di beni immobili. Un piano ad hoc predisposto da Slovenia e Croazia per tutti coloro che vogliono tornare, ecc. ecc. Lascerei da parte gli slogan, i pregiudizi e l'astio, per far posto alle iniziative concrete. La Regione Friuli-Venezia Giulia, per fare un altro esempio, in ambito "euroregionale" (visto che non si fa che parlare di Euroregione ed iniziative transfrontaliere) potrebbe predisporre un "mutuo agevolato" per tutti coloro che volessero comprare immobili in Istria, ecc. ecc. www.enniocarando.eu www.degnicarando.eu


28 febbraio 2008 00:32:17 - Diego Barnabà scrive:
Non sono per nulla d' accordo con Carmen, le cose non stanno nel modo da lei descritto, la rassegnazione che traspare dal suo aricolo è immotivata. Riporta i luoghi comuni di 60 anni di mistificazioni ai danni degli esuli, frasi dette e ridette sperando diventino vere per chi ha poca conoscenza dell' argomento. "Propriamente esuli" sono tutti coloro che hanno "abbandonato" l' Istria, Fiume e la Dalmazia, le motivazioni economiche citate passano in secondo piano di fronte alle affermazioni di Gilas, che ha ammesso in un intervista di aver ricevuto, assieme a Kardelji, l' ordine da tito di far andar via gli italiani con ogni mezzo: - E così fu fatto - è il lapidario commento dell' inviato di tito. E' stata una pulizia sia etnica che ideologica, altro che motivazioni economiche...E del resto la tesi è poco convincente anche sul piano pratico: non è che l' Italia del 47 fosse il paese di bengodi, i motivi dell' esodo non potevano essere economici: non si lascia una casa, per piccola che sia, per andare a vivere in una baracca, non si lascia un fazzoletto di terra, seppur misera , per andare a far la fila con la gavetta. Io non sono nato in Istria, ma san sabba in campo profughi. Dire che non mi ha segnato l' esistenza, o che l' "esulanza" non sia ereditaria mi sembra poco rispettoso del vissuto di quelli della mia generazione: siamo nati in una baracca, spesso guardati male dal resto degli italiani, un corpo estraneo in una società già di per sè provata dalla guerra, se non è a causa dell' esodo non si capisce a chi vada la responsabilità. Bello poi il discorso sui nomi dei paesi, cominciamo ad applicarlo in carso, cancelliamo i toponimi sloveni in nome della reciprocità...Non vedo perchè dovremmo lasciar cancellare la nostra storia in Istria e conservare quella slovena in Italia, qualcosa mi sfugge di questo ragionamento. Io credevo che con l' ingresso in Europa questi argomenti avessero perso di valore, ma mi accorgo che come al solito siamo un paese di garantisti a senso unico, autolesionisti fino all' assurdo. Su una cosa siamo d' accordo, i morti vanno rispettati indipendentemente dalle posizioni politiche, dopo 60 anni si dovrebbe aver raggiunto una pacificazione, ma anche qui va detto chiaramente che per stringersi la mano bisogna essere in due a volerlo: atteggiamenti come quello della slovenia non aiutano a chiudere la ferite: assieme alla croazia i vicini continuano in sordina a ridurre gli spazi di tutela, ampi solo sulla carta, della nostra minoranza, peraltro sempre più spesso fatta oggetto di gesti di intolleranza. Certo, ognuno vive la sua condizione di esule come si sente portato a farlo, qualcuno è tornato, altri non ritorneranno mai pur abitando a poche decine di chilometri, ma non capisco come si possa pretendere di non lasciare rancori in eredità quando gli esuli continuano ad essere prevaricati non solo dagli eredi della yugoslavia, ma anche dal governo di Roma, che a parte le belle parole di Napolitano continua a fare orecchia da mercante sugli indennizzi, sulle restituzioni dei beni nazionalizzati dal regime di tito unicamente a vantaggio dei cittadini sloveni e croati, sulla rinegoziazione degli accordi di Roma mai rispettati dalla yugoslavia, e via discorrendo. Non c' è pace senza giustizia, lo ripeto spesso, se vogliamo che i nostri figli abbiano un avvenire migliore bisogna risolvere i problemi, cercare un compromesso accettabile, altrimenti i rancori seppelliti prima o poi torneranno a galla: cara Carmen, permettimi di osservare che quello che proponi tu è di buttare la spazzatura sotto un tappeto già troppo piccolo oggi. Non si costruisce la pace sull' ingiustizia, la storia dovrebbe pur insegnare qualcosa... Buonanotte Diego


27 febbraio 2008 23:07:35 - Federico Degni Carando scrive:
Molto bello questo blog e soprattutto bellissimo il libro che l'amico Fausto mi ha inviato nei giorni scorsi. Mi inserisco nell'interessante dibattito rilanciando, come fatto in occasione del 10 febbraio, la mia battaglia per la MEMORIA CONDIVISA. Una memoria che unisce! Una memoria PRO, mai CONTRO. A questo proposito vi segnalo il blog che ho dedicato alla memoria condivisa: www.enniocarando.eu ed un mio pezzo su Osservatorio Balcani: http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/8910/1/51/ Memorie dimenticate, manipolate, usate come armi. Il percorso tortuoso che ci porta al 10 febbraio, giornata del ricordo delle vittime delle foibe e dell'esodo. Riceviamo e volentieri pubblichiamo Di Federico Degni Carando* Negli ultimi anni, in Italia gli appuntamenti con la “memoria” seguono un calendario che va dalla Giornata del 27 gennaio, dedicata alle vittime della Shoah, al Giorno del Ricordo del 10 febbraio, dedicato alle vittime delle foibe ed all’esodo da Istria, Quarnero e Dalmazia. Di solito, di questi tempi, riprendo in mano i testi dei filosofi a me più cari: Locke, Hume, Mill e Kant. Si tratta dei grandi illuministi impegnati a trovare una mediazione tra ciò che è “utile” alla società, ciò che è “morale” e ciò che è “giusto”. Mi sento di poter dire che se il XX secolo fosse stato condizionato di più dall’illuminismo e meno dall’idealismo romantico, drammi come quelli che ricordiamo in questi giorni non ci sarebbero stati. Oggi, nel 2008, è nostro dovere far sì che simili tristi pagine non si ripetano. A questo proposito, sarebbe interessante riflettere e porsi le seguenti domande: la “memoria” è giusta? Ma, soprattutto, la “memoria” è morale? Parto dal presupposto che non tutto ciò che è giusto sia anche morale. La mia memoria è quella della Resistenza. In questo senso, mi sono sempre sentito in sintonia con la Giornata della Memoria del 27 gennaio. Mi sono sentito spesso lontano, invece, dal Giorno del Ricordo del 10 febbraio. Tutto ciò è giusto? Credo di sì: partecipando ad una memoria piuttosto che ad un’altra non si trasgredisce nessuna legge. E’ morale? Credo di no: le vittime del 10 febbraio sono forse diverse da quelle del 25 aprile o del 27 gennaio? La risposta è no. Il 27 gennaio appena trascorso, a Tarquinia, non lontano da Roma, è stato esposto uno striscione (immediatamente rimosso) con scritto: «Sessanta anni di ipocrisia e infamità non cancellano la vostra viltà. Onore ai martiri delle Foibe, altro che la vostra Shoah!». In questo, come in slogan simili, sta il “tarlo della memoria”. Chi ragiona in questo modo non è per il ricordo delle vittime delle foibe, ma piuttosto le strumentalizza, le usa contro le vittime della Shoah. Questo modo di agire non è né giusto, né morale. Credo che l’unico modo per una memoria giusta e morale sia dunque una memoria non lottizzata. Mi riferisco alla famosa “memoria condivisa”, di cui spesso si è parlato, e si parla, nel nostro Paese. E’ la memoria di tutti gli italiani che dopo 60 anni decidono di mettere da parte gli steccati ideologici del passato. E’ la memoria per cui i discendenti degli infoibati portano i fiori sulle tombe dei partigiani e allo stesso modo noi discendenti dei partigiani portiamo i fiori sulle foibe. Ma l’iter, lungo, complesso e tortuoso, non sarebbe completo se non si tenesse conto di un'altra componente della memoria. Mi riferisco a chi, dagli appuntamenti del 27 gennaio e del 10 febbraio, è stato in qualche modo escluso. Parlo delle migliaia di cittadini italiani di lingua slovena o croata che furono perseguitati per venti lunghi anni dal fascismo. I loro nomi e cognomi furono cambiati da un giorno all’altro, italianizzati a tavolino; fu vietato l’uso delle loro lingue perfino durante le omelie domenicali, ma quel che è più drammatico e che molti di loro furono sterminati nei campi di concentramento istituiti nei pressi del confine orientale. I più tristemente famosi sono quelli di Gonars, presso Udine, ed Arbe, in Dalmazia. Stiamo parlando di migliaia di persone che avevano un’unica colpa: quella di parlare sloveno o croato, di sentirsi sloveni e croati e non italiani. Queste vittime sono forse diverse da quelle del 27 gennaio o da quelle del 10 febbraio? Purtroppo, negli ultimi anni, questi protagonisti della “memoria dimenticata” sono diventati oggetto a loro volta di strumentalizzazioni. Il loro martirio è stato portato alla ribalta da chi non è per la memoria delle vittime dell’italianizzazione forzata, ma contro le vittime delle foibe. Siamo di nuovo ad un uso ingiusto ed immorale della memoria. Un uso assolutamente da condannare. Per questo, credo sia ora, dopo 60 anni, di mettere la parola fine all’uso “lottizzato” della memoria: i miei hanno sofferto più dei tuoi, i tuoi hanno ucciso i miei, ecc. ecc. Quante persone in questi anni hanno usato il cosiddetto “sangue dei vinti” per demolire i valori della Resistenza? Quante persone in questi anni hanno rifiutato la memoria di persone in totale buonafede solo perché appartenenti ad uno schieramento piuttosto che ad un altro? E’ giusto? E’ morale? No. Non lo è. Dobbiamo dunque riflettere ed impegnarci tutti ad un “uso” corretto, giusto e morale, della “memoria”. Utilizzarla come una clava per distruggere la memoria altrui è quanto di peggio si possa fare. Negli anni passati avrei voluto “sentire” anche mio il 10 febbraio, ma il solo leggere alcuni slogan (per fortuna in una ristretta minoranza di casi) che davano a dei non meglio identificati “slavi” delle colpe di popolo, mi hanno frenato. Tra la gente dell’ex-Jugoslavia conosco persone che potrei additare ad esempio di integrità morale nel senso più kantiano del termine: il solo parlare di “colpe slave” le offende. Ed offendendo loro offende me. Sono forse gli sloveni ed i croati di oggi colpevoli per le colpe di alcuni dei loro antenati? Ci sono forse colpe di “popolo”? Ricordare per alzare nuovi steccati tra italiani, sloveni e croati non farà che gettare nuove basi per nuovi drammi. Credo sia giunto il momento di ricordare tutto insieme e tutti insieme. Comincerò personalmente il prossimo 10 febbraio. *www.enniocarando.eu


26 febbraio 2008 12:57:15 - Andrea Sardos Albertini scrive:
Trovando oggi, linkato da Il Foglio, il blog di Fausto Biloslavo e perdipiù scoprendo che in prima pagina si parla di Foibe ed Esodo, resto a dir poco deluso dalla lettura del testo di Carmen. Superficiale nelle premesse e nell'analisi è dir poco. Non risponde poi alla domanda di Fausto "A 60 dall'esodo e dalle foibe quale memoria vogliamo tramandare?" Non voglio entrare nel merito della questione giuliana, di cui si sono scritti trattati, nelle motivazioni, nei rapporti con i rimasti, negli sbocchi attuali e futuri. Voglio invece tornare alla domanda di Fausto: cosa tramandare? Penso che due siano i punti su cui bisogna focalizzare l'attenzione, per rendere giustizia alla storia e alle persone che l'hanno subita, e per poter superare veri o falsi steccati che sono stati eretti in questi 60 anni. Il primo riguarda le cause delle Foibe e dell'Esodo: riporto solo i "capitoli" dell'analisi di Paolo Sardos Albertini (http://www.leganazionale.it/conferenze/sardosterrore1.htm) - L'ipotesi "jacquerie": Per taluni la vicenda drammatica della primavera di sangue del '45 trova la sua spiegazione nella esplosione di moti spontanei di violenza popolare. - Il conflitto etnico tra Slavi ed Italiani: Il conflitto etnico, creato ad arte dagli Asburgo, è solo in minima parte la scintilla del "terrore titino". - La tesi "giustificazionista":I titini infoibarono per vendicarsi di ciò che avevano fatto i fascisti? Invocare la vendetta, come motivazione dell'operare dei popoli, è argomento valido solo per chi sia abituato a muoversi in una logica di pura e semplice barbarie. - Il "titoismo" come eresia comunista: Fu il nazionalismo a deviare il "sano" comunismo di Tito? No, nel 1945 Tito e Togliatti erano allineati con Mosca - Il ruolo del Comunismo: Ai confini orientali d'Italia il conflitto preesistente non era quello di classe o quello religioso, era piuttosto quello etnico, tra Italiani e Slavi. Ed i Comunisti provvedono a gestirlo, a "cavalcarlo". Il tutto in piena armonia tra Comunisti di Togliatti e Comunisti di Tito. Il poter dire finalmente, dopo la caduta del Muro di Berlino, che a causare Foibe ed Esodo fu principlamente la mira espansionistica di un regime comunista, in accordo con i comunisti italiani, ci permette, oltre che di mettere in luce una delle tante atrocità commesse da quel regime, anche di superare lo scontro etnico italiani/slavi. Nelle Foibe finirono anche molti sloveni anticomunisti, ed i "rimasti" erano prevalewntemente comunisti che accoglievano come fratelli i comunsti slavi. Il secondo punto da tramandare, anzi da segnalare da esempio su tutti i manuali di storia e di scienze politiche, è l'innegabile fatto di come Foibe ed Esodo siano scomparsi dai libri, dai testi, dal dibattito, dalla Storia d'Italia sino, sotanzialmente, all'isituzione del Giorno del Ricordo. Un'operazione di pulizia e riscrittura della verità che lascia allibiti tutti coloro che in Italia scoprono solo ora le vicende del confine orientale. Da gestore dei siti web della Lega Nazionale mi rendo conto della fame di conoscenza che c'è non solo nei giovani ma in persone di tutte le età, ed in particolare insegnanti di ogni grado, da tutta la penisola, che quasi gridano il loro sdegno per essere stati tenuti all'oscuro di tutto. Un paio di annotazioni ancora: la storia dei miei bisnonni, dei miei nonni ed in parte dei mei genitori parla di Istria. Io mi sento Esule come loro, mi sento depredato della MIA storia e delle radici, anche se burocraticamente non posso essere definito esule o profugo. Ed ancora: le identità di città come Capodistria o Rovigno non si cancellano d'ufficio, con un trattato o a seguito della vittoria di una guerra. A volte, ricordiamolo, la storia fa anche brutti scherzi e dopo 50, 100 o 1000 anni ritornano in auge i vecchi nome di città o Paesi (da San Pietroburgo a Myanmar). A Carmen posso solo suggerire di fare un piccolo sforzo e di utilizzare entrambi i nomi, nel ripetto della storia, dell'identità e anche, perchè no, delle migliaia di persone che hanno abbandonato la propria casa, che hanno perso tutto, a volte anche la vita, e che sono stati cancellati dalla memoria. con stima Andrea


26 febbraio 2008 11:48:07 - Carmen Palazzolo scrive:
a proposito della riflessione sull'esodo, io ne scrivo da anni sui giornali degli esuli e, di tanto in tanto, su arcipelagoadriatico. All'inizio è stata l'espressione del bisogno di esternare ciò che stavo maturando dentro da anni ma, dal momento che quando ci si concentra su un tema, si continua ad elaborare sempre nuovi concetti su di esso, ho continuato ad esprimerli. Questo argomento ha, a mio avviso, delle premesse: è propriamente esule solo colui che ha fatto, consapevolmente, la scelta di lasciare la sua terra natia per motivi ideologici. Lascerei da parte le ragioni economiche perché sono caratteristiche dell'emigrazione, anche se nell'esodo dei giuliano-dalmati ci sono stati anche questi motivi. Ha comunque diritto al titolo di esule chi, come me, è nato nelle terre dell'esodo ma ci è andato via da minorenne coi genitori. Non sono esuli (di 2^, 3^ generazione,...?) i figli e i nipoti degli esuli ma sono discendenti di esuli perché l'esulanza è una condizione esistenziale, che non si trasmette per eredità e non si eredita. Sono ormai passati più di 60 anni dalla fine della guerra, dall'occupazione titina, dalle persecuzioni e dagli infoibamenti, fatti che non possiamo cambiare e che dobbiamo accettare perché appartengono alla storia, alla quale vanno consegnati, non dimenticati. E' l'ottica del Giorno del Ricordo. Di conseguenza va anche accettato il fatto che le terre in cui siamo nati - o in cui sono nati i nostri genitori o nonni - non appartengono più all'Italia ma ad uno stato diverso, con un'altra lingua e con leggi diverse da quelle italiane, a cui codeste terre sono ora soggette. In questo tema si inserisce il discorso del cambiamento dei nomi dei paesi. Potremo anche sostenere, nelle sedi giuste, l' "ingiustizia" del cambiamento o il bilinguismo ma continuare a chiamare Caisole il paese che adesso si chiama Beli non servirà a far capire oggi al nostro interlocutore di che località parliamo. Altra cosa è l'alterazione dei nomi di letterati, artisti, scienziati e la falsificazione della storia. Francesco Patrizio, filosofo e letterato chersino del 500 non può diventare Frane Petric'. Gli uomini che hanno in qualche modo contribuito al progresso dell'umanità e al miglioramento delle condizioni della vita sono un patrimonio di tutti e vanno rispettati anche nella scrittura e pronuncia dei nomi; il ragionamento si può trasferire, a mio avviso, ai monumenti e, a maggior ragione, ai martiri delle diverse guerre che hanno funestato la storia. I morti non hanno nazionalità. Padre Flaminio Rocchi diceva che "Un nemico morto è semplicemente un uomo morto". All'interno di queste due premesse ci sta tutto il complesso discorso dell'esodo dei giuliani, fiumani e dalmati, che riguarda il modo che ciascun esule ha di vivere la sua condizione di esule per cui c'è chi, appena le acque si sono un po' calmate, è tornato nelle sue terre ed ha cercato di recuperare i beni della famiglia e c'è chi non è mai più ritornato, non ci vuole ritornare, ha lasciato perdere i beni un tempo posseduti dalla famiglia,... E anche quest'ultima condizione viene vissuta diversamente perché c'è chi sembra non pensarci veramente e chi non è mai tornato e non vuol tornare nella sua terra natia ma si circonda di cose provenienti da là. Conosco ad esempio un signore appartenente a questa categoria che nel suo orto e nel suo giardino di esule coltiva tutte le piante del suo paese di origine. Non so da che cosa dipenda quest'atteggiamento ma non è in tutti i casi collegato alle persecuzioni subite personalmente o da qualche stretto parente, perché conosco perseguitati e figli di infoibati che tornano ogni anno al paese di origine e persone che non hanno subito torti personali che non ci tornano mai e non vogliono aver nulla a che fare coi "rimasti", secondo loro tutti collaborazionisti ed infoibatori. C'è poi il discorso della memoria. Che tipo di memoria vogliamo passare? Sono fermamente convinta del fatto che non bisogna trasmettere alle nuove generazioni una memoria infarcita di rancore ma purificata dall'odio... e il resto alla prossima puntata. Saluti, Carmen




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