LIBRO E MOSTRA Gli occhi della guerra
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Gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage in prima linea. Per questo gli occhi della guerra diventano il titolo di un libro fotografico. Un libro per raccontare, con immagini e sguardi fugaci, 25 anni di servizi dai fronti più caldi del mondo.
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REPORTAGE La lunga strada dopo l'11/9
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| Bala Baluk (Base Tobruk). “Capitano: un razzo, un razzo…” urla il caporal maggiore capo Carlo Aringhieri in mezzo al caos della battaglia. Reportage dall'Afghanistan sui paracadutisti italiani in prima linea nella provincia di Farah. |
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| Gaza, Ong e informazione |
14 febbraio 2009
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ciao Fausto, ci siamo incontrati a gaza per una chiaccherata sulla situazione. Ho letto il tuo resoconto sul Blog, non avevo dubbi sul reportage, hai fatto bene a denuciare le stronzate che fa Hamas, lo facciamo anche noi ONG sai, quando siamo dentro, a lavorare con la popolazione civile, non quando siamo fuori, scrivendo solo su un giornale. Inoltre non ci limitiamo a criticare il male operato di certe forze, cerchiamo anche di sostenere fortemente i piu' deboli. Nel tuo blog sulle ong, invece di sintetizzarci cosi schierate e garibaldine con ciondoli e pipe, avresti potuto essere piu' preciso ed esaustivo visto che ti abbiamo parlato apertamente di quelle che sono le nostre difficili missioni in questi luoghi. Ti abbiamo invitato ad andare a parlare anche con gli israeliani, non con la destra forcaiola che vuole tutti gli arabi morti, ma con quella parte sana che anch'essa si schiera con i palestinesi davanti a tali massacri e come tanti palestinesi vuole una giusta pace. Su voi giornalisti pero', cosi corretti e non "schierati" non si puo' fare affidamento, e l'unica cosa che sapete fare, e' godere nel vedere un conflitto sempre aperto, che non deve mai finire. Sempre quel dito nella piaga che deve sanguinare affinche' come avvoltoi possiate succhiare il sangue di tutti. Ho molti amici giornalisti, a decine li ho portati a gaza e non solo, per documentare con i propri occhi le ingiustizie. Tutte anche quelle di hamas o di fatah, i piu' intelligenti hanno saputo scrivere e raccontare di tutto e di tutti, senza necessariamente trattarci come idioti con i paraocchi, visto che noi, a differenza di voi siamo li in mezzo, rischiando di persona, per implementare progetti che poi faranno belli solo i governi, donors che finanziano. Se tu fossi un buon operatore dell'informazione "non schierato" avresti sottolineato molte delle cose che ti abbiamo detto. Non sempre serve essere neutrali, basta avere il coraggio delle proprie azioni, senza falsita' e incoerenza. Alla prossima, purtroppo saremo ancora a Gaza a riparare i danni inutili di chi commenta questo conflitto come se fosse una partita di calcio. Noi comunque la giochiamo. Ciao Meri
meri calvelli
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| Israele/Palestina rabbia e odio in tv e non solo |
16 gennaio 2009
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La gentile Alessia ha lasciato un commento sul mio sito, che utilizzo per aprire una discussione che coinvolga gli studenti del Corso di comunicazione di crisi e chiunque altro. Concordo con Alessia, ma la guerra porta sempre a rabbia e odio. Non c'è solo Annozero. Al Jazeera e Fox news, per certi versi le due facce della stessa medaglia, utilizzano il potere della tv come un'arma. Che fare?
Alessia ha scritto: Questi sono giorni duri per la comunità internazionale a causa degli avvenimenti di Gaza. Credo che ciò che si deve assolutamente evitare sia la strumentalizzazione di sentimenti quali la rabbia e l\'odio, come purtroppo è accaduto in alcune trasmissioni televisive italiane.
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| Cina e Tibet |
16 aprile 2008
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Chiara lancia giustamente un nuovo dibattito su Cina e Tibet. Vale più la real politik o il diritto dei popoli?
15 aprile 2008 14:09:32 - Chiara Savarino scrive:
Dopo l'invasione cinese iniziata nel 1949/50 oggi quasi la totalità del Tibet è sotto il controllo della Repubblica Popolare Cinese. Ora più che mai il significato di Shangri La,come luogo di pace e serenità spirituale riaffiora prepotentemente per ricordarci i soprusi che da anni il popolo tibetano e più che mai in questo momento continua a subire senza che nessuno concretamente faccia niente!Si parla di boicottare le Olimpiadi!Comunicativamente parlando sarebbe un messaggio importante di solidarietà,anche se le probabilità che ciò accada sembrano diminuire sempre di più!Ma basterebbe solo questo?Cosa può fare davvero la comunità internazionale per risolvere la questione?Possibile che la Cina sia sempre e comunque inarrestabile e che nessuno possa davvero proteggere i diritti umani più volte calpestati?Interessa davvero difendere questi diritti?sembra proprio di no..
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| A 60 dall'esodo e dalle foibe |
26 febbraio 2008
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| A 60 dall'esodo e dalle foibe quale memoria vogliamo tramandare? E' questo il fondamentale quesito che mi ha suggerito Carmen Palazzolo, la preziosa e paziente curatrice di un volume sull'esodo dell'Associazione delle comunità istriane. Rientrando da Belgrado, dopo un reportage in Kosovo apro il dibattito con un suo lungo intervento.
Fausto Biloslavo
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| Afghanistan: crisi della comunicazione? |
14 febbraio 2008
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Mi permetto qualche spunto per la discussione che avete aperto. In Afghanistan combattiamo, ma non si può dire. In Afghanistan sembra solo che portiamo caramelle ai bambini, ma non è così. A qualcuno importa veramente dell'Afghanistan o qualsiasi avvenimento laggiù viene utilizzato per meri fini politici a casa nostra? E' giusto ritirarsi se il gioco si fa duro, ovvero se si comincia a sparare?
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| Si comincia! |
21 gennaio 2008
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"Libero spazio a commenti ed idee" come ha scritto Fausto Biloslavo, questo dovrebbe essere lo scopo e l'essenza della democrazia e, segnatamente, dell'insegnamento universitario. Durante il mio semestre questo ha guidato le lezioni: fornire strumenti e non prescrizioni, procedure, atteggiamenti e non regolamenti. Consigli e non diktat. Occhiali per osservare meglio la realtà dei fatti e delle fonti, non paraocchi per vedere solo quello che si confà ai nostri "pre-giudizi." Però poi il corso si conclude e già so che mi mancherà il confronto con gli studenti, la comunicazione ha come prima caratteristica quella di essere un flusso continuo, ininterrotto...ed ecco l'idea di aprire un blog, aperto a tutti, non solo ai frequentanti delle mie lezioni di comunicazione di crisi...abbiamo deciso di chiamarlo Shangri-la, un luogo virtuale appunto, ma che evoca libertà, equilibrio e serenità. Le qualità che vorremmo far proprie delle nostre discussioni...la comunicazione di crisi dunque, con tutte le sue sfaccettature, la gestione dell'informazione, il perfezionamento continuo di quelle lenti colorate che ci aiutano ad osservare il mondo, ad essere cittadini con la C maiuscola. Buon viaggio a noi tutti dunque!
Francesco Barontini
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| Shangri La |
06 gennaio 2008
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Quando sono "sbarcato" sulla rete ero affascinato dall'idea di aprire un blog, dove concedere libero spazio a commenti e idee. Nello stesso tempo il progetto mi terrorizzava temendo di non riuscire a trovare il tempo per seguirlo con la dovuta attenzione. Per fortuna è arrivato in soccorso Francesco Barontini, un vecchio amico dell'aeronautica militare, che con mio dispiacere ha appeso la divisa al chiodo. Assieme a Francesco ho condiviso grandi reportage di guerra, come l'Afghanistan dopo l'11 settembre. Via telefono satellitare gli descrivevo le esplosioni dei primi bombardamenti notturni americani sulle linee talebane per capire qualcosa di più sulla guerra aerea e non scrivere stupidaggini. Francesco insegna "Comunicazione di Crisi e Gestione dell'Informazione" all'Università di Perugia. Da lui e dalla sua pattuglia di studenti è nata l'idea di aprire questo blog ospitato sul mio sito. Gli stessi studenti lo alimenteranno con le loro opinioni e hanno pensato al titolo: Shangri la. L'auspicio è che sia uno spazio aperto alla discussione sull'informazione, il giornalismo di guerra e altro ancora. Un blog sempre rispettoso delle idee di tutti e senza eccessi. Uno spazio costruttivo e soprattutto .... libero.
Fausto Biloslavo
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